di Daniele Bovi
Dentro, Amanda Knox è arrivata terrea in volto e fino all’ingresso del giudice ha guardato fisso il tavolo. Poco dietro ci sono gli occhi di Arline Kercher, madre di Meredith, che fissano il vuoto e da lunedì sera non potranno più guardare quelli di coloro che, per quattro anni, hanno giudicato gli assassini della propria figlia. Dentro, la Knox scoppia in un pianto liberatorio, Sollecito stringe i pugni e poi, sorretto dagli agenti della penitenziaria, si allontana dal tribunale per andare verso il carcere di Terni dal quale uscirà poco prima di mezzanotte.
La piazza urla Fuori, di fronte ad una selva di microfoni e a una piazza inferocita che urla «vergogna, vergogna», la prima a parlare è la sorella di Amanda Knox, Deanna: «Finalmente – dice – l’incubo è finito. Amanda ha sofferto per un crimine che non ha commesso. Grazie agli avvocati che non solo l’hanno assistita in maniera geniale ma gli hanno anche voluto bene».
Bongiorno soddisfatta Visibilmente soddisfatta anche l’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei legali di Raffaele Sollecito che rivela: «Nel corso del processo di primo grado, dopo che la perizia ci fu negata dissi al padre di Raffaele: “Suo figlio verrà condannato”. Dopo i risultati dell’ultima perizia gli ho invece detto: “Assolveranno suo figlio”. E’ il verdetto che ci aspettavamo – prosegue il noto legale -: dopo la nuova perizia l’estraneità di Raffaele è parsa inconfutabile. Una sentenza che non si è fermata alle apparenze, mentre in primo grado ci sono stati sospetti e illazioni. Peccato solo che la perizia non ci sia stata concessa prima, non ci sarebbero stati quattro anni di sofferenza e dolore».
La gioia di papà Sollecito Raggiante, ovviamente, anche il padre di Raffaele: «La corte – ha detto – mi ha restituito mio figlio, sono immensamente contento perché finalmente è stata fatta luce. Lui, come abbiamo cercato disperatamente di dimostrare, non ha nulla a che vedere con la morte di quella ragazza che rimane nel nostro cuore».
Kercher attoniti Impietriti invece i familiari di Meredith che a telecamere spente spiegano di «non comprendere come sia stato possibile modificare completamente la decisione del primo grado». Nonostante ciò, Arline, Sthephanie e Lyle ribadiscono la loro fiducia «nel sistema giudiziario italiano», quasi a voler rispondere ancora una volta agli americani che non hanno risparmiato le critiche ai magistrati perugini. E non perdono la speranza. «Vogliamo che la verità possa finalmente essere accertata».
Rabbia online Alla lettura della sentenza la piazza, quelle reali di Perugia e Terni e quella virtuale di Facebook grondano rabbia. Alla maggior parte delle persone quello letto alle 21.48 da Claudio Pratillo Hellmann pare un verdetto ingiusto: «Vergogna» è il grido che risuona. «Negli anfiteatri romani – commenta fuori dal carcere di Terni ai microfoni di Sky l’avvocato Luca Pacelli, legale di Sollecito – c’era sempre il popolino che lanciava sassi e grida contro i condannati a morte. Queste persone sono i loro degni eredi». «Finalmente – conclude – dopo 1.454 giorni Raffaele è un libero cittadino. Se vuole fuggire? Non credo, lui vorrà rimanere in Italia perché è la sua patria. Se ha voglia di incontrare Amanda? Penso di sì».



L’AVV. GIULIA BONGIORNO SI COMPIACE . . . MA UNA VOLTA NON ERA LA PROMOTRICE DEL TELEFONO ROSA CONTRO LE VIOLENZE ALLE DONNE? MA SI SA CHE IL “DIO DENARO” MANDA L’ACQUA ” IN INSU’ ” COMPLEMENTI!