di Stefania Supino

Era il 21 luglio 2005 quando Fabrizio Catalano, un ragazzo di 19 anni originario di Collegno, nel Torinese, scompare nel nulla ad Assisi. Vent’anni dopo, esattamente il 21 luglio 2025, i genitori di Fabrizio, Caterina e Ezio, sono tornati ad Assisi, ripercorrendo il sentiero di San Francesco e lanciando l’appello «Aiutateci a trovarlo». La mamma, a Umbria24, racconta che lei, suo marito e suo figlio non hanno mai abbandonato la speranza di riabbracciarlo.

Fabrizio Catalano aveva 19 anni e un sogno nel cassetto: aiutare gli altri. Un ragazzo solare, religioso e amante della musica. Proprio per questa sua passione nel 2005 si era trasferito ad Assisi, per seguire un corso di musicoterapia. La mattina del 21 luglio 2005 Fabrizio avrebbe dovuto recarsi alle lezioni, come ogni mattina, ma così non è stato. Da allora, di lui si è persa ogni traccia.

Le prime 48 ore trascorsero senza sviluppi, finché le forze dell’ordine classificarono il caso come un allontanamento volontario. Solo sette mesi dopo, con il ritrovamento della sua chitarra lungo il sentiero di San Francesco, tra Assisi e Gubbio, la Procura decise di aprire un fascicolo d’inchiesa. Un’indagine che, tuttavia, si concluse nel 2010 con l’archiviazione del caso.

«Faccio ancora fatica a pensare che siano passati vent’anni e che noi siamo riusciti a resistere tutto questo tempo – racconta mamma Caterina – mi sembra che sia successo ieri. Oggi non riuscirei a sopportare una brutta notizia. Non voglio un brandello di mio figlio che mi lasci altre domanda, voglio continuare a sperare che Fabrizio stia bene». La madre non ha mai creduto alla versione fornita dalle forze dell’ordine, che per anni hanno ripetuto come quella zona fosse popolata da cinghiali, al punto da non lasciare nemmeno i lacci delle scarpe.

Un pensiero costante, la determinazione della famiglia di arrivare prima o poi alla verità: «Non sapere è una roba che ti consuma tutti i giorni. È una domanda che si sveglia e si addormenta con te. Un pensiero che non si può non evitare perché un figlio non si cancella» afferma Caterina.

«Aiutateci a trovare Fabrizio» è l’appello dei genitori che il 21 luglio scorso sono tornati ad Assisi, «perché – racconta Caterina – per noi è importante ripercorrere il percorso che ha fatto Fabrizio. Vogliamo ricordarlo e tenere viva la memoria e la speranza per nostro figlio». La famiglia negli anni non si è mai arresa, battendosi per la verità su suo figlio e per tante altre famiglie che non possono più abbracciare i loro cari.

Il falco e l’altalena è il secondo libro, pubblicato nel 2019, che Caterina ha dedicato a Fabrizio: «È la storia di una madre che ha perso suo figlio. È un grande messaggio d’amore, una favola che racconto al Fabrizio bambino. È un libro che non ha la parola fine, perché io il finale lo voglio scrivere insieme a lui». Caterina ed Ezio, inoltre, in questi anni hanno creato anche un premio letterario, Caro Fabrizio ti racconto, quest’anno giunto alla sua decima edizione. Oltre 3 mila i racconti provenienti da tutta Italia, mossi dal desiderio di condividere, raccontare storie e pensieri da chiunque volesse parlare a Fabrizio.

Dal dolore dei genitori è nata anche un’associazione, dal nome Cercando Fabrizio e… in cui si contano oltre 96 mila casi di scomparsa dal 1974 ad oggi. «Abbiamo creato questa associazione per chi vive quotidianamente, come noi, le difficoltà e le angosce nella ricerca di un parente scomparso. Siamo nella terra di nessuno, non abbiamo assistenza legale, non abbiamo un permesso retribuito e non abbiamo assistenza fiscale».

Caterina ed Ezio raccontano con amarezza quanto sia stato difficile affrontare tutto quel dolore da soli. La strada, aggiungono, è ancora lunga e l’assenza di un vero supporto istituzionale si è fatta sentire fin dal primo momento. Ogni locandina, ogni appello, ogni tentativo di contatto coi media è stato un peso che hanno dovuto sostenere da soli. Ed è stata sempre questa la loro lotta: non permettere che tutto questo accada ancora e che Fabrizio scompaia definitivamente. «Se lo rincontrassi gli direi “Bentornato!” vorrei rivedere il suo sorriso, sentirlo dire che sta bene e mi accontenterei di pochi attimi e del suo abbraccio. Vorrei essere certa che stia bene», dice la mamma.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.