di Francesca Marruco
I primi risultati dell’autopsia sul cadavere dell’imprenditore Massimo Dolciami accreditano la tesi del suicidio. I due medici legali che hanno eseguito l’esame autoptico non avrebbero infatti riscontrato alcun elemento che al momento, potrebbe far pensare ad altro. Dolciami sarebbe morto a causa delle fiamme che gli hanno bruciato le vie respiratorie.
Prelievi I medici legali, Laura Paglicci Reattelli e Anna Maria Verdelli, non hanno riscontrato nessun trauma. Nessuna contusione, nessuna frattura. E le vie respiratorie bruciate dicono che è le fiamme lo hanno avvolto quando da vivo. Certo all’appello mancano ancora i risultati degli esami tossicologici e istologici, che potranno rivelare, ad esempio, se Dolciami avesse assunto qualche sostanza prima di morire. Ma per quelli si dovrà attendere un po’ di tempo. Per ora i medici hanno effettuato tutti i prelievi del caso.
La salma alla famiglia Intanto Giuseppe Petrazzini, il pubblico ministero titolare degli accertamenti sulla tragica morte di Dolciami, ha dato il nullaosta per restituire la salma alla famiglia dell’imprenditore scossa da tanto dolore. Attorno ai Dolciami, famiglia stimata e benvoluta da tutti a Tavernelle, si è stretta l’intera comunità. Tante testimonianze di affetto e vicinanza in queste tragiche ore in cui una donna e due ragazzi si chiedono perché il loro congiunto abbia voluto farla finita in quel modo senza neanche lasciar loro un biglietto d’addio. E queste domande che si pongono alimentano dubbi nella piccola comunità. Perché uccidersi in quel modo? Si è veramente ucciso?
Brutti giri? Forse per i problemi economici che Dolciami avrebbe accumulato e che nell’ultimo periodo sarebbero lievitati tanto da portarlo in brutti giri. Brutti giri che, secondo voci non confermate, gli avrebbero fatto ricevere delle telefonate minatorie. Che potrebbero averlo portato a compiere il gesto estremo di togliersi la vita. Massimo Dolciami è uscito di casa molto presto mercoledì mattina, intorno alle 6.30 e alla moglie avrebbe detto di avere un impegno.
Le indagini Intanto i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Perugia e quelli della compagnia di Città della Pieve stanno lavorando per ricostruire tutti i pezzi del puzzle. Tabulati, celle telefoniche, conti bancari, situazioni patrimoniali: tutto al vaglio degli inquirenti per trovare spiegazioni. Le testimonianze raccolte per lo più sul posto invece sono quelle di persone che non si capacitano della fine tanto tragica di un uomo tanto benvoluto. Benvoluto e orgoglioso. Uno che in tempi di crisi non ha licenziato un solo dipendente. Che non ha ritardato nel pagamento di nessuno stipendio. A costo di crearsi problemi per lui. Che lo hanno portato a morire. I funerali dell’imprenditore sono fissati per domenica alla chiesa di Mongiovino.

