Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha annunciato il ritiro della proposta di regolamento Sur (Sustanainable Use Regulation) che avrebbe ridotto i pesticidi chimici utilizzati in agricoltura e introdotto regole più rigorose per applicare un controllo dei parassiti rispettoso dell’ambiente. Concessione che mira a sedare la mobilitazione dei trattori, ma che non dà risposta alle motivazioni della protesta degli agricoltori e soprattutto non risolve i problemi veri di questa filiera.

Il caso Il Green Deal e gli agricoltori non sono i responsabili delle distorsioni del settore, ma le subiscono e la marcia indietro dell’Europa sulla riduzione dell’uso dei pesticidi continuerà ad esporre i consumatori a gravi rischi per la salute: secondo i dati pubblicati oggi su La Stampa, il nostro Paese è il sesto maggior utilizzatore di pesticidi al mondo con 114.000 tonnellate l’anno di circa 400 sostanze diverse. Numeri e quantità che spaventano, considerato che diversi studi evidenziano una correlazione tra esposizione ai pesticidi e insorgenza di tumori.

Gli interventi«Le difficoltà che lamentano gli agricoltori sono reali, ma lo è anche l’urgenza di salvaguardare la salute dei cittadini – afferma Gustavo Ghidini, presidente di Movimento Consumatori – è necessario, quindi, sanare le distorsioni e le ingiustizie della filiera agroalimentare; se chi produce è schiacciato e vessato dai compratori (pensiamo ad esempio alla filiera del latte) ogni cambiamento di produzione imposto per ragioni ambientali, anche se compensato, viene vissuto come un’ennesima vessazione, questa volta da parte del regolatore e soprattutto come non risolutivo del problema vero: lo strapotere dell’agroindustria, del settore distributivo e delle grandi industrie agrichimiche (sementi e pesticidi). Il rimedio a questo strapotere non sarà il ritiro del regolamento Sur, che anzi mirava a migliorare non solo la salubrità del suolo e dei consumatori, ma anche degli operatori agricoli stessi. Il ritiro è un regalo della Ue alle aziende agrichimiche che, per ragioni ‘elettorali’, ha mollato sulla riduzione dei pesticidi». 

Se vogliamo davvero tutelare gli agricoltori – aggiunge Alessandro Mostaccio, segretario generale di Movimento Consumatori – interveniamo sul prezzo di acquisto delle materie prime da parte dei grandi trasformatori. Se è vietato per i supermercati vendere i prodotti ‘sotto costo’, lo deve essere anche per gli agricoltori. Non è ragionevole continuare a spendere ingenti quantità di denaro pubblico (ad oggi circa 55 miliardi annui), destinando circa il 25% del bilancio comunitario alla politica europea agricola (PAC) per aiutare gli agricoltori a continuare a fare parte di una filiera che li opprime. Equità e rispetto nelle filiere agricole non possono essere obiettivi raggiungibili a livello nazionale, devono entrare nell’agenda della prossima Commissione europea e del prossimo Parlamento. Con l’avvertenza però che la politica deve prendere posizione sui modelli di sviluppo e difenderli con coerenza, alleandosi con i più deboli, cioè agricoltori e consumatori e regolamentando lo strapotere dei grandi gruppi industriali».

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