di Chiara Fabrizi
Rottura di un aneurisma dell’aorta vicino al cuore. Questa sarebbe la causa della morte di Sara Scarabicchi, la mamma 43enne di Città di Castello, deceduta in casa il 3 novembre due ore dopo le dimissioni dal Pronto soccorso. Emerge al termine dei primi esami compiuti sabato mattina all’istituto di Medicina legale di Perugia dove ha lavorato Donatella Fedeli di Bologna, il consulente nominato dalla Procura di Perugia. Sulla morte di Scarabicchi, dopo le denunce dei familiari, il pm Gianpaolo Mocetti ha aperto un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo e iscritto nel registro degli indagati due medici, uno del Pronto soccorso e un cardiologo.
All’autopsia di sabato hanno partecipato anche i medici legali nominati dai familiari della mamma, che lascia un figlio di 4 anni, ossia Giuseppe Fortuni e Walter Patumi. L’accertamento irripetibile, comunque, non è concluso: ulteriori esami verranno infatti eseguiti a Bologna su alcuni tessuti prelevati al fine di confermare quanto emerso oggi a Perugia, anche se particolari dubbi sulle cause che hanno portato alla morte della 43enne di Città di Castello non sembrano essercene.
Al termine di tutti gli accertamenti la consulente della Procura dovrà rispondere ai quesiti del pm, stabilendo se la morte della 43 abbia un «rapporto causale con l’operato dei medici», quindi se i due professionisti «abbiano agito con imperizia, imprudenza ovvero negligenza nella fase diagnostica e terapeutica» e «se una diversa condotta avrebbe, con alto grado di credibilità razionale e probabilità logica, evitato il decesso».
I familiari di Scarabicchi, comunque, non avevano già dubbi ancor prima dell’autopsia: l‘avvocato Eugenio Zaganelli nella denuncia depositata subito dopo il decesso parlava sia di «una morte che si poteva evitare se solo Sara Scarabicchi fosse stata prontamente ricoverata» ma anche esplicitamente di una «vicenda di malasanità».
