di Gordon Brasco
Primo film di produzione totalmente nordamericana per il regista franco-canadese autore de La donna che canta (candidato all’Oscar nel 2011) e forse anche l’ultimo vista la critica che emerge dalla storia per la società Usa, una critica che da un lato si scopre nel titolo e dall’altra in una delle domande più scomode dall’ultima Guerra del Golfo. Nel titolo perché tutti i protagonisti della vicenda sono «prigionieri» di qualcosa o qualcuno (compresi se stessi): chi da una religiosità morbosa e insoddisfacente, chi nella propria fede per la giustizia e nel proprio governo, chi fisicamente perché in balia di un carceriere. Insomma scegliete voi quale pensiate sia la prigionia più rilevante per il regista, fatto sta che tutto concorre a un lento ma inesorabile sfaldamento di ogni certezza come se Villeneuve volesse fotografare un malessere che permea tutta la società americana, dal criminale al più integerrimo poliziotto, a dimostrare che la «malattia» non è più qualcosa che si possa imputare a un ceto sociale piuttosto che a un altro, tutti avvertono i sintomi di questo contagio, magari in modo diverso ma nessuno si può più dire immune da questo malessere. A complicare ancora di più il tutto c’è la seconda linea critica del film, decisamente meno criptica della precedente e che sta tutta in questa domanda: «Quanto è eticamente lecito ricorrere alla tortura seppure a fini umanitari?».
Dilemma etico I concittadini di Obama è dalla «guerra al terrore» inaugurata da Bush che se lo chiedono in modo più o meno esplicito senza trovare una vera e propria soluzione. Per molti tutto è lecito pur di salvare delle vite, per altri certi confini non dovrebbero essere superati pena l’impossibilità di distinguere i buoni dai cattivi. Al di là di come la pensiate il regista dà il suo contributo mettendo lo spettatore al centro di un dilemma etico interessante e opprimente, perfettamente bilanciato nel paradosso di una tortura spietata fatta per amore che spezza l’anima dei protagonisti e la loro supposta integrità di bravi cittadini. Ottime le interpretazioni di Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal che si trovano perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli…peccato invece per la fotografia che risulta quasi sempre di una banalità spiazzante. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo noi sì: un ottimo cast si confronta con una storia inquietante, dura, drammatica, usata dal regista per fare partecipe lo spettatore della sua personale critica alla società Usa fatta di un malessere generalizzato che ognuno vive a suo modo e di domande etiche ancora senza risposta. Un buon titolo drammatico che gli amanti del genere non possono lasciarsi scappare.
Un film di Denis Villeneuve. Con Hugh Jackman, Jake Gyllenhaal, Viola Davis, Maria Bello, Terrence Howard. Drammatico, durata 153 min. USA 2013. Warner Bros Italia.
Trama: Un padre di famiglia di Boston si trasforma in vigilante quando la figlia di sei anni e una sua amica vengono rapite. Ad affiancare l’uomo, credente convinto che si sente tradito da Dio e dalla legge, vi è un giovane agente di polizia che indaga sul caso. Quando trova il criminale colpevole del rapimento, il padre lo cattura e comincia a torturarlo nel disperato tentativo di scoprire se le due bambine sono ancora vive.
Perugia
Gherlinda: 15.45 18.50 21.55
Foligno
Multisala Clarici: 17.00 19.45 22.25
Terni
Cityplex Politeama Lucioli: 17.00 21.00
The Space: 15.55 18.55 22.00
