di Gordon Brasco
Quando venne fuori la notizia nel 2012 a tutti sembrò di leggere una trama di un film: bambino indiano di cinque anni si perde per strada e dopo venticinque anni ritrova la famiglia con Google Earth. Ci sono voluti 48 mesi ma quello che sembrava un film è diventato davvero un film. Garth Davis ce la mette tutta per presentarci una storia che esuli un po’ dal dramma strappalacrime che una vicenda del genere ha già nel suo dna, ma rassicuro tutti quelli che sotto le feste adorano farsi un pianto liberatorio al cinema, momenti per srotolare il fazzoletto e dare il via al diluvio universale ne avrete a decine, perciò animo, anche quest’anno il dramma natalizio è assicurato. Quello che invece manca al film è una gestione uniforme della regia, con una storia che si separa nettamente tra la vicenda di Saroo da piccolo e quando invece da adulto si trova a spulciare con il software di Google mezzo mondo alla ricerca di immagini che possano riportarlo a casa. Le due parti sono talmente diverse per stile e scelta narrativa che sembrano davvero due film attaccati malamente con un nastro adesivo, con la prima parte fortemente coinvolgente e intrigante e una seconda superficiale e troppo romanzata. Punto di forza del lavoro di Davis è sicuramente la decisione di non scadere, almeno all’inizio, nella tentazione di alleggerire la storia buttando in pasto agli spettatori la solita India fatta di povertà ma anche di colori sgargianti alla «The Millionaire» di Danny Boyle (2008), qui i disperati sono e rimangono tali e farsi un balletto per strada volteggiando e lanciando fiori è l’ultimo dei loro problemi.
Seconda parte Se le peripezie del piccolo Saroo riescono nella magia di rapire l’attenzione del pubblico, il discorso cambia per tutto quello che c’è dopo… sarà perché la storia è già nota o per incapacità dello sceneggiatore di trasmettere un reale senso di angoscia, ma la seconda parte del film non riesce a eguagliare mai la prima con il risultato che arriverete all’epilogo anche un po’ stufi di cartine Google, dialetti indiani e paesaggi australiani. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? Secondo me sì: ha vinto un Golden Globe come miglior film drammatico e il pathos che nella prima parte sperimenterete vivendo le vicissitudini del piccolo Saroo è da Oscar… non è da Oscar il film nella sua interezza perché non solo segue uno sviluppo non omogeneo (con la prima parte assolutamente migliore della seconda) ma anche il finale proposto non corrisponde ai canoni della Academy dove a un happy end tutto amore e cuoricini si sostituisce un finale interlocutorio, dove i dubbi e le angosce sono più forti della felicità di aver ritrovato la propria famiglia persa venticinque anni prima. Per gli amanti dei pianti in sala questo è un titolo imperdibile, per tutti gli altri direi che anche solo per la prima parte il film merita di essere visto.
Un film di Garth Davis. Con Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 129 min. USA, Australia, Gran Bretagna 2016. Eagle Pictures.
Trama: All’età di cinque anni Saroo si perde e non ritrova più la via di casa. Dopo aver vagato per mesi per le strade di Calcutta, il bambino viene salvato e adottato da una famiglia australiana. Una volta divenuto adulto, grazie a Google Earth, Saroo riuscirà a localizzare e riabbracciare la sua vera madre, rimasta in India.
Perugia
Gherlinda: 16.30 / 21.50
Uci Cinemas Perugia: 17.15 / 22.25
Comunale Sant’Angelo: 18.30 / 21.15
Foligno
Multisala Clarici: 17.30 / 20.00 / 22.30
Terni
The Space: 19.20 / 22.00
