di Gordon Brasco

Capita a volte di imbattersi in film-remake interessanti conditi da nuove idee e colpi di scena, più raramente capita di trovarsi in sala a vedere lo stesso film, con la stessa trama, con lo stesso regista e con le stesse perplessità del passato. Baltasar Kormákur infatti è lo stesso regista di Reykjavik-Rotterdam del 2008 che, cast a parte, non fa quasi nulla in questo Contraband per discostarsi dalla pellicola originaria: più adrenalina certo e molte più scene d’azione, ma se questo basta per rigirare un film di appena quattro anni allora prepariamoci ad essere sommersi da tonnellate di celluloide-spazzatura. Il film può sostanzialmente dividersi in due parti: la prima si dipana in modo lento ma accattivante, merito di un Mark Wahlberg che se smettesse di accettare copioni scritti con i piedi sarebbe già una star di Hollywood a pieno titolo, la seconda parte ricalca perfettamente il vecchio film del 2008 con tutti i suoi difetti di trama confusa, superficiale ai limiti del pressappochismo.

Major come squali Ottimo il girato «navale»: la scelta del regista di usare una vera nave container, invece che un teatro di posa, è eccellente: le ambientazioni risultano assolutamente convincenti e portano lo spettatore ad immedesimarsi nella storia. Terribile invece il finale in stile «c’è una speranza per tutti» in un eccesso di buonismo americano incomprensibile e ingiustificabile. La domanda principale a cui nessuno risponderà mai però rimane inevasa: c’era davvero bisogno di fare un remake di un filmetto irlandese che ha riscosso un po’ di successo giusto in qualche teatro di Dublino? È chiaro che qualcosa nella macchina produttiva americana non funziona e non stiamo parlando di crisi economica ma piuttosto di quella creativa che sta mostrando limiti mai raggiunti sino ad ora. Sarà che le grandi major sono come gli squali, costretti a muoversi in continuazione per non morire ma se è questo il livello di film a cui dobbiamo abituarci nei prossimi mesi il tracollo dei botteghini sarà ancora più deciso di quanto già non sta accadendo. Insomma vale la pena spendere dei soldi per questo film? In linea di principio NO: la trama è banale, confusa, con personaggi appena approfonditi e un finale da suicidio collettivo…però Mark Wahlberg a noi piace e se qualcuno andasse al cinema solo perché fan dell’attore originario del Massachusetts beh…ci troverebbe d’accordo.

Un film di Baltasar Kormákur. Con Mark Wahlberg, Kate Beckinsale, Ben Foster, Giovanni Ribisi, Lukas Haas. Thriller, durata 110 min. USA 2012. Universal Pictures.

Trama: Chris Farraday aveva ormai abbandonato la vita da criminale molto tempo prima, ma dopo che suo cognato, Andy, manda per aria un affare di droga per il suo capo spietato Tim Briggs, Chris è costretto a rientrare nel giro per occuparsi di quello che sa fare meglio, ovvero organizzare il contrabbando, per risolvere il debito di Andy. Chris è un narcotrafficante leggendario e riesce a radunare velocemente una banda con l’aiuto del suo migliore amico, Sebastian, per una partita finale a Panama andata e ritorno, sperando di tornare con milioni di banconote contraffatte. Le cose precipitano in fretta con poche ore per recuperare i contanti, Chris è costretto ad usare le sue abilità un po’ arrugginite per gestirsi con successo in un organizzazione infida, una rete di brutali criminali signori della droga, poliziotti ed assassini, prima che sua moglie Kate e i suoi figli entrino nel loro obbiettivo.

Perugia
Gherlinda: 17.10 19.40 22.10
Uci Cinemas Perugia: 20.05 22.30

Foligno
Multisala Clarici: 17.30 20.00 22.30

Terni
The Space: 18.00 20.15 22.30