domenica 31 maggio - Aggiornato alle 12:55

Virologo Crisanti all’Umbria: «Occhio ai contagi in quarantena, avete fatto troppi pochi test»

«Tutto dipende dalla capacità di ‘testare’ la popolazione, la vostra è tra le regioni che ne ha fatti di meno»

di Maurizio Troccoli

Andrea Crisanti è, al momento, è tra i virologi più ricercati per essere stato colui che in Veneto ha fatto adottare il metodo Sudcoreano, ed essere probabilmente l’unico al mondo ad avere compiuto un doppio test su una intera popolazione. Ha cioè tracciato tutti i positivi di Vo’ Euganeo, compresi quelli senza sintomi, al fine di isolarli, con il risultato di non avere più infezioni in circolo da settimane.

Attenzione alle quarantene Umbria 24, l’ha raggiunto tramite una videochiamata nel suo studio di Londra e, quello che risalta, è l’attenzione da lui richiesta sulle quarantene a casa. Quello che cioè, apparentemente, può sembrare il luogo che ci tranquillizza, potrebbe trasformarsi nella principale ragione dei nuovi contagi. Maggiormente alla luce, dei nuovi positivi che arrivano oggi in ospedale, contagiati certamente nel periodo di restrizioni, come conferma Crisanti: «In primo luogo – spiega – i contagi possono arrivare da persone che disattendono il distanziamento sociale, una discreta quantità di persone continua a lavorare per garantire i servizi essenziali, e poi c’è una fascia notevole di persone che si infetta a casa. Ci sono moltissime persone a cui è stata fatta la diagnosi o le è stato raccomandato di rimanere a casa. La probabilità che i familiari si infettino è altissima». La soluzione sarebbe quindi, individuare i positivi, tutti, e isolarli, magari in strutture apposite, come alberghi requisiti o altro.

LA VIDEOINTERVISTA

Il rischio a casa «I dati – continua Crisanti – ci hanno permesso di calcolare che il rischio di infettarsi a casa, in presenza di persona positiva, è 100 volte superiore rispetto a chi non ha un parente infetto a casa», che però potrebbe contagiarsi altrove.  «E’ una probabilità elevatissima – aggiunge -, in ospedale arrivano interi gruppi familiari, uno e l’altro si infettano tutti».

Il caso Corea del sud Quindi Quarantena trappola? «Non a caso chi ha avuto grande successo – spiega Crisanti – in questa operazione, come Corea, Taiwan e la stessa Cina, ha identificato le persone positive le ha allontanate».

Unico al mondo Il metodo della doppia verifica, in Veneto, a Vo’ Euganeo, è probabilmente il primo caso al mondo: «La doppia verifica ci permette di conoscere il vero impatto misure restrizione e isolare ulteriori casi. Da cinque settimane non c’è più infezione. Vo è un caso unico, ma si può imparare. Se c’è un focolaio bisogna intervenire tempestivamente, individuare i contatti che sono tra parenti amici e vicinato, questa è la sfera di contagio». Certo Crisanti è anche quel virologo che in Italia deve fare i conti con il fatto che i tamponi sono insufficienti e che il personale di laboratorio non consente, forse, di estendere il modello a tutta Italia.

Tamponi a tappeto E invece – spiega – non solo «è possibile ma indispensabile a livello nazionale. Per fare ripartire l’economia, non è pensabile che misure di distanziamento vengano eliminate senza avere sul posto sistemi che permettano di controllare se le persone in circolazione siano infette, per poi tracciarle e isolarle. Non si può alleggerire le misure  senza avere sicurezza che tutta la popolazione abbia dispositivi tipo la mascherina, altrimenti riparte l’epidemia».

Test rapidi Forse un aiuto per i tamponi a tappeto potrebbe venire dai test rapidi. «Si stanno valutando – risponde il virologo -, ce ne sono tantissimi e tutti diversi. Vanno testati, dovrebbe farlo l’istituto superiore di sanità e dirci qual è il migliore». E infine Crisati parla dell’Umbria come un’area nella quale si sta rischiando di illudersi di alcune tendenze senza avere la reale percezione e conoscenza del contagio.

Umbria pochi test «Si certo il dato è positivo, ma l’Umbria ha fatto pochissimi test. Questa diminuzione dei casi non è detto che corrisponda alla realtà. Va misurato su numero di pazienti in ospedale, in rianimazione e sugli infetti in generale. La valutazione esclusivamente sui casi positivi ha valore solo indicativo e non è indice di efficacia. Tutto dipende dalla capacità di fare test L’Umbria è tra le regioni che ne hanno fatti di meno. Se ne avesse fatti diecimila al giorno, allora con quel numero di infetti, direi che il dato è molto bello. Ma il rapporto test popolazione è troppo basso. L’invito è: fate più test».

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