di Maurizio Troccoli

Avvengono prevalentemente dentro le mura di casa, a denunciare sono il 10 percento delle vittime e le risposte concrete della politica sono spesso deboli, tardive ed intrise di polemiche che tendono a mettere in ombra le soluzioni, prediligendo il braccio di ferro ideologico. E’ la violenza sulle donne, quell’antico quanto attuale dramma che si consuma nella quotidianità, si batte sui titoli di cronaca e conta una donna su tre, nella morsa della violenza e della prepotenza maschile. La Regione prova a fornire una ulteriore proposta per arginare il dramma, o quantomeno per accendere i riflettori sul problema, ma le soluzioni appaiono quanto mai deboli rispetto alla cifra dei soprusi. Così a Palazzo Cesaroni vanno in scena le buone intenzioni, le casse prosciugate e le polemiche di partito. Vediamone i dettagli. E poi scommettiamo su chi condivide e chi no, o meglio su chi entra nel merito e chi si accontenta della superficie pur di menarla in polemica ideologica. Chissà che non stupiscano i politici rispetto agli orientamenti sulla iniziativa. Potrebbero impegnare il proprio tempo e le proprie dichiarazioni offrendo soluzioni alternative, chiedendo maggiori risorse, indicando priorità di spesa, aree di criticità e cronoprogramma delle azioni da compiere. Riusciranno ad eclissarsi da posizioni ideologiche e filopartitiche pur di impegnarsi a favore del gentilsesso e del gentil-senso? Lo vedremo fra due capoversi

Per la cronaca come riportato dalla Regione Primo passaggio in terza Commissione della proposta di legge regionale sul contrasto alle violenze digenere in Umbria che porta la firma dei consiglieri del Prc-Fds, DamianoStufara  e Orfeo Goracci. Dopo un breve dibattito, la commissione ha deciso alla unanimità di inviare l’atto agli uffici per la necessaria istruttoria che dovrebbe impegnare circa un mese di tempo. Un periodo utile, ha spiegato Buconi, anche per attendere una comunicazione della presidente della Giunta Catiuscia Marini che – hanno ricordato sia Stufara che Buconi –  proprio in occasione della recente presentazione della legge alla stampa,annunciò l’intenzione dell’esecutivo di impegnarsi su questi temi, senza escludere un disegno di legge della stessa Giunta.

Stufara: numeri impressionanti Numeri impressionanti per fotografare il fenomeno. E numeri impressionanti per fotografare le cifre previste per fronteggiare il fenomeno: 200 mila euro (il valore di un mini appartamento) per «atttività di prevenzione, gestione dell’emergenza e reinserimento sociolavorativo dopo la denuncia della violenza». Damiano Stufara ha detto: «Il fenomeno violenze di genere studiato dall’Istat presenta numeri  impressionanti, con circa 7 milioni di casi (il 32 per cento del totale) di violenze   fisiche o psicologiche esercitate su donne della fascia di età 16-70 anni. Solo il 6 per cento è avvenuta all’infuori della famiglia o del rapporto con il partner, e solo un caso su dieci è stato denunciato: perché manca il coraggio di farlo, perché si è condizionati da problemi di lavoro, di soldi, di minori da tutelare, e perché è ancora troppo fragile il sistema delle garanzie. La nostra proposta, aperta a tutti i contributi migliorativi a partire da quelli annunciati dalla presidente Marini alla nostra iniziativa, si ispira ai principali atti della comunità internazionale sull’argomento. Sulla base delle esperienze europee più efficaci   proponiamo di creare in Umbria appositi centri antiviolenza, con annesse case rifugio come strumenti per contrastare il fenomeno. Avranno la duplice funzione di accogliere le donne dopo un colloquio e, se necessario di dargli un alloggio temporaneo per ospitarle anche con gli eventuali figli.  In Umbria sono già maturate negli anni esperienze positive come  il Centro  regionale pari opportunità e Telefono donna, utili al passo successivo di una legge che già altre Regioni italiane hanno approvato. Prevediamo una fase sperimentale con l’avvio di due o tre centri antiviolenza nel territorio regionale, lontano dalle residenze delle vittime e in collegamento con altre Regioni. Riteniamo che la legge possa essere finanziata con un fondo iniziale di 200mila euro. Un fondo per finanziare le attività di prevenzione, la gestione dell’emergenza, le attività di reinserimento socio lavorativo a seguito dell’emersione della violenza».

Le dichiarazioni e le polemiche. Buconi Psi (sostenitore) per Massimo Buconi (Psi) «La legge aiuta a scoprire un mondo ancora tutto nell’ombra. Servono azioni concrete successive all’evento violenza, ma anche sensibilizzare l’altra metà del mondo, gli uomini»

Andrea Lignani Marchesani (Pdl):  rischio carrozzoni (polemico) Andrea Lignani Marchesani (Pdl): «Testo troppo complesso, c’è rischio di alimentare strutture più che dare aiuti concreti»

Sandra Monacelli (Udc) (polemica) Sandra Monacelli: «Burocratizzazione eccessiva a scapito degli aiuti concreti»

Franco Zaffini (polemico) Franco Zaffini (Fli): «Più che propositi ideologici servono atti concreti, come aiutare le donne che  non intendono abortire»; Vincenzo Riommi (Pd) “iniziativa lodevole, è giusto creare una rete di servizi per far emergere i problemi: la legge non deve comunque sovrapporsi o interferire con principi di tutela già sanciti dalla stessa Costituzione italiana”. La Commissione ha successivamente  esaminato la Relazione sull’attività delle organizzazioni iscritte nel Registro regionale del volontariato e sul rapporto di queste con gli enti locali dell’Umbria, decidendo di portarla all’esame della assemblea con una relazione unica affidata allo stesso presidente Massimo Buconi.

Persa una nuova occasione per affrontare i problemi guardando alla possibilità di avvicinarsi ad una quantomeno apparente soluzione. I sostenitori ed i polemici sono, guardacaso, perfettamente aderenti ai rispettivi orientamenti di partito, sull’offensiva per slogan e per vocazione, comprese le donne. Valgono la fiducia del superamento di un dramma simili posizioni? Quante donne con questi presupposti sarebbero pronte a denunciare?

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