«I beni culturali ricadenti nel territorio ternano appaiono ormai accomunati dal medesimo destino; il totale stato di abbandono e di incuria in cui versano da anni e la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, uniche garanti – se non altro sul piano morale – della loro conservazione». Questa la denuncia dell’associazione Italia nostra che interviene sul parco di Villalago ed esprime il completo appoggio al Wwf che ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Terni perché si faccia luce sul caso del parco.
Villalago «Fatta costruire dal Barone Franchetti tra il 1888 ed il 1893 – ripercorre l’associazione -, descrive uno dei più importanti esempi di costruzione di ispirazione neorinascimentale presenti sul territorio. Di esso risulta già da qualche tempo interdetto l’accesso al pubblico, (perché ovviamente pane e cultura si dimostra sempre più indigesta), divieto esteso all’area di pertinenza, rappresentata da un vasto parco all’inglese, realizzato sfruttando il bosco preesistente. Di rara bellezza, (che va ormai purtroppo apprezzata nelle immagini di testo), sono le specie arboree piantumate nel giardino, consistenti, tra le altre, da abeti di Spagna e dei Balcani, pinus Jeffreyi, senza dimenticare le oltre trenta specie di conifere spontanee, che sono state in passato già oggetto di visite guidate organizzate ad hoc, a dimostrazione della loro importanza. Di tutto ciò, purtroppo, non rimarrà traccia; è già iniziata infatti l’opera di taglio, in maniera assolutamente indiscriminata, di numerosi alberi presenti all’interno del parco, considerato alla stregua di un bosco ceduo e senza ovviamente tener conto dell’importanza delle singole specie arboree».
Esposto in procura Per i costi eccessivi rappresentati dalle opere di demolizione, l’abbattimento della Villa non essere in programma, ma intanto come più volte evidenziato anche dalla Provincia di Terni, ente proprietario, la società Delta che gestisce l’immobile è inadempiente agli obblighi di manutenzione previsti nell’atto di affidamento. Di questo passo, intende allora sottolineare Iltalia nostra, sarà il tempo a demolire quella villa. «È purtroppo storia ormai provata – scrive il presidente di Italia Nostra Marco Sansoni – che dopo un iniziale entusiasmo, provocato alla bisogna da una scapicollata vendita o affidamento in gestione a soggetti privati, che si presentano dapprima come i salvatori della patria e mecenati dell’arte, ma che rivelano poi il loro unico intento, improntato alla massima speculazione possibile del bene artistico ad essi concesso dall’amministrazione pubblica, cali il sipario sulla decantata magnificenza dell’opera. Analogo trattamento è stato già riservato a Villa Palma».
