di Francesca Mancosu
La giornata di incontri con cui, sabato 20 aprile, il Villaggio Matteotti ha celebrato i suoi 40 anni di storia potrebbe dare frutti concreti, al di là dei ‘soliti’ ringraziamenti di rito. Tutti concordi i presenti: il quartiere progettato da De Carlo merita di essere conosciuto a livello internazionale, quindi, perché non inserirlo in circuiti di valorizzazione del turismo industriale o presentare la sua candidatura a patrimonio dell’umanità dell’Unesco? Ma per i condomini ad essere prioritari sono piuttosto gli interventi di ordinaria manutenzione degli edifici.
Nemo propheta in patria A colpire, innanzitutto, è stata la grande partecipazione di pubblico. Cittadini, addetti ai lavori, e decine di studenti di architettura dell’Università Roma Tre in fila fra le cellule di cemento a vista, macchine fotografiche e taccuini in mano. La sensazione è che dovrebbe essere sempre così, e che le visite guidate a quello che è conosciuto come ‘il primo esempio di architettura partecipata in Italia’ non dovrebbero essere un evento raro. Ma, nel pomeriggio, la tavola rotonda che ha visto confrontarsi rappresentanti istituzionali, associazioni culturali, studiosi e condomini, ha messo sul piatto proposte definite che, si spera, saranno presto realizzate.
Condomini vs amministrazione comunale Di certo, o quasi, al momento ci sono alcuni lavori di sistemazione e ‘ampliamento’ del quartiere, promessi dall’assessore comunale all’urbanistica, Marco Malatesta: «Grazie all’intervento di privati, potremo avviare interventi di riqualificazione delle passerelle, portare nuovi servizi nelle zone limitrofe e dotare il Matteotti di una sua piazza (già prevista nel piano Ridolfi). Nelle prossime settimane in giunta discuteremo gli atti relativi». Ma per il rappresentante dei condomini del Matteotti, le priorità sono ben altre: «Prima di tutto andrebbero potati gli alberi e messi degli ascensori per i disabili e gli anziani. Senza dimenticare che piove acqua nei garage. Ci sentiamo abbandonati dal comune, che finora non ci ha dato risposte. Entro giugno speriamo di riuscire a fare un’assemblea generale per trovare delle soluzioni».
Le proposte delle associazioni Ma a preoccupare è anche il recupero dei locali abbandonati di proprietà della Fintecna, che avrebbe finalmente dato la propria disponibilità ad abbassare il loro prezzo. Nella speranza di raggiungere un accordo, magari per un comodato d’uso di lungo periodo, le associazioni intervenute all’incontro hanno già le idee chiare sul loro utilizzo. In primis, secondo Blob-Pratiche d’evasione e i Giovani Architetti di Terni, potrebbero accogliere un centro di documentazione che riunisca le testimonianze audiovisive relative alla storia del quartiere e dei suoi abitanti, o un bed&breakfast diffuso, che dia la possibilità di viverlo ‘dal di dentro’.
Nuova vitalità al complesso potrebbe venire dagli ‘orti urbani’, proposti dalla Intervalli, che ha già individuato alcune aree adiacenti alle passerelle per impiantare piccole coltivazioni. O, perché no, dal parkour: l’associazione Pktr, che si allena al Matteotti ogni domenica mattina, si è infatti impegnata a bonificare gli spazi condominiali abbandonati e a prendersene cura.
Turismo industriale e Unesco Ci vede chiaro anche l’Associazione Italiana Patrimonio Industriale, che si dice pronta ad avviare l’istruttoria per candidare il Matteotti a Patrimonio dell’Unesco. «Bisogna evitare il degrado e attirare interesse sul quartiere, dargli valore, mettendo in rete tutti i soggetti coinvolti – auspica Renato Covino, docente di storia contemporanea all’università di Perugia. «Si potrebbe aprire un museo virtuale del moderno, promuovere weekend dedicati ai lavori di manutenzione degli edifici e legare il Villaggio a circuiti internazionali sul turismo internazionale: solo così riusciremo a dargli nuova vita, prima che sia troppo tardi».
