di Fabrizio Troccoli
L’Umbria ha i suoi ‘sherpa’, probabilmente gli ultimi, un po’ come quelli del Nepal. Scalano le montagne in condizioni di carico e di rischio che altri non riuscirebbero a sostenere. I nostri sherpa si servono dei muli, le loro scalate sono più agili, contrariamente ai nepalesi, ma le discese sono d molto ripide. Spesso bisogna coprire gli occhi agli stessi muli per evitare che scappino sia durante il carico che durante altre fasi del lavoro. Come gli infaticabili scalatori orientali i mulari della Valnerina hanno sviluppato una grande forza fisica per caricare a mani nude grandi quantità di legna e per gestire il mulo in condizioni complicate. Il carico va distribuito equamente, il sentiero va percorso con le regole ferree, i rischi sono tanti e bisogna ridurre al massimo quelli che si potrebbero aggiungere. Qui, come a migliaia di chilometri di distanza, si lavora di corde, carichi, forza fisica, gambe, braccia, tenacia e rapporto simbiotico con la natura. Della quali ci si fida e alla quale si restituisce rispetto. I mulari vanno su e giù per le strettoie della Valnerina per tagliare dell’ottima legna da ardere, legarla in fasce sul dorso dei muli, portarla fino a valle, dove viene assemblata, mucchietto dopo mucchietto, con tempi e modi che sembrano distanti dalla velocità e voracità dei tempi d’oggi.
Terria è una piccola frazione di Ferentillo, nella Valnerina ternana, in questi monti tutti i giorni, la famiglia Filipponi porta avanti il mestiere antico del mularo. Umbria24 ha trascorso una giornata con Giampiero Filipponi e suo figlio Andrea. «Posti scomodi – racconta Andrea – dove è tutto un sasso». Andrea fa questo lavoro da 20 anni: «Ho iniziato – racconta – seguendo mio padre e mi è piaciuto; prima lo facevamo con due muli, ora anche con quattro o sei. Ci siamo ingranditi», sorride.
FOTOGALLERY: GLI ULTIMI ‘SHERPA’ DELL’UMBRIA
Niente acciaieria Gli animali sono essenziali: «Se non ci fossero loro – racconta Andrea – col trattore non ci arriveremmo mai». La giornata di Andrea inizia alle 5 e prosegue col taglio della legna, portata con i muli fino a un punto raggiungibile con il trattore, e le consegne: «Mi volevano mandare in acciaieria a Terni – spiega – ma non mi è mai piaciuto quel lavoro; non era il mio habitat. Quando qualcuno ci incontra ci chiede che tipo di lavoro è, ma per capirlo bisogna vedere di persona».
VIDEO: UNA GIORNATA COI RACCOGLITORI DI LEGNA
La tradizione «Ho cominciato a tagliare la legna a 15 anni – racconta il padre Giampiero – ma noi ci invecchiamo e i giovani non fanno più questo mestiere». Tra i boschi, insieme ai muli, Andrea ha portato il nipote: «Insegniamo a lui come si fa. Così – ride – se si vuole scaldare un po’ di legna sa portarsela a casa da solo. Andati via noi in queste macchie non raccoglierà la legna più nessuno». O magari qualcuno porterà avanti la tradizione.
