di Elle Biscarini

Riparte per il quarto anno di attività il ‘Doposcuola popolare’ del quartiere di via del Lavoro. Una «bellissima esperienza di lotta» che, come ricordano attiviste e attivisti, nasce dal basso per rispondere ai bisogni educativi delle famiglie del territorio. Come ogni anno, ci sarà un turn-over tra chi accede al servizio e chi, passato alle scuole superiori, prosegue il proprio percorso. «Salutiamo quelli e quelle dello scorso anno facendo loro un grande in bocca al lupo» scrivono le attiviste, rivendicando un impegno che cresce grazie a una rete in continuo rinnovamento.

Comune La nuova stagione si apre però con un ritardo di almeno un mese, dovuto al confronto con il Comune di Perugia. Le richieste sono chiare: un servizio educativo stabile e pubblico nel quartiere, spazi sicuri per studio e socialità, interventi di contrasto alla dispersione scolastica. Durante gli incontri con l’assessora alle politiche sociali Costanza Spera, il collettivo ha ricordato che «lo Stato e gli enti territoriali devono affrontare abbandono educativo e mancanza di servizi», ma dall’amministrazione sono stati sottolineati limiti «economici e organizzativi».

Le proposte La proposta avanzata dal Comune è quella di fornire due educatori per 15-20 studenti delle scuole medie. Una soluzione però giudicata «insufficiente» dal collettivo di via del Lavoro perché molti ragazzi hanno bisogni educativi speciali, i cosiddetti BES, e la qualità del servizio rischierebbe di essere inadeguata. Il collettivo sta quindi valutando un’alternativa: usare le risorse disponibili per un’attività rivolta a studenti e studentesse delle superiori, che chiedono «uno spazio sicuro dove poter studiare ed incontrarsi nel pomeriggio». Da qui anche la richiesta di recuperare un immobile Ater dismesso, per trasformarlo in luogo di aggregazione e socialità nel quartiere.

La critica Uno dei passaggi più delicati per il collettivo riguarda l’affidamento dei servizi educativi a cooperative tramite appalto: «Costa alle amministrazioni comunali di più e ne riduce la qualità e spesso comporta precarietà per il personale». Da qui la richiesta di educatori «assunti direttamente dal Comune» e stop al «ricorso al volontariato come sostituto di servizi pubblici».

Quartiere e politica Il collettivo di via del Lavoro colloca la vertenza in un contesto più ampio definendo «scelte politiche» i tagli al welfare e la «corsa al riarmo europeo», invitando l’amministrazione a farsi carico delle istanze dei cittadini: «Il mandato è rivendicare le necessità dei nostri territori. Non più semplici ‘tavoli’, ma risultati concreti». Gli attivisti rivendicano un lavoro sul campo fatto di relazioni e iniziative sociali: consegne solidali, riqualificazione di spazi, assemblee popolari, supporto alle famiglie. «Sono azioni politiche necessarie di fronte ad un tessuto sociale così sfaldato – spiegano in un comunicato – Gli unici mezzi che abbiamo a disposizione sono la lotta e l’autorganizzazione».

Fare rete Il messaggio conclusivo è un invito aperto a collettivi, comitati e realtà cittadine: «Iniziare a fare rete per una reale e concreta attivazione dal basso», nel segno di una convinzione: migliorare il quartiere significa migliorare la città tutta, e lo si può fare soltanto «tessendo relazioni di valore all’interno della nostra comunità».

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