Il Papa insieme a Bassetti

Spetterà al cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, l’onore di scrivere le meditazioni che verranno lette in occasione della Via Crucis del Venerdì Santo, in programma al Colosseo il 25 marzo. Come ha spiegato lo stesso Bassetti venerdì a Ratio Vaticana, il presule ha sviluppato nelle 14 stazioni il tema della sofferenza dell’uomo di oggi, della famiglia e delle persecuzioni, sul filo conduttore dell’amore e del perdono. Il 25 marzo chi ascolterà le sue parole ritroverà «il dramma delle nostre famiglie, le loro situazioni e poi i giovani, il lavoro, i piccoli e grandi drammi degli uomini di oggi, della Chiesa stessa che anch’essa ha bisogno continuamente di purificazione e riconciliazione». «Nella Via Crucis – informa la Diocesi in una nota – il cardinale ha voluto inserire dei richiami ai drammi del nostro tempo, come la fragilità delle famiglie, dei giovani, le sofferenze dovute alla crisi economica, ma soprattutto alle tragedie delle migrazioni e della violenza che colpiscono molte zone del mondo».

Arte Bassetti ha preso ispirazione anche dal mondo dell’arte nel contemplare la salita di Gesù al Calvario, e in particolare ha guardato a opere del Perugino che uniscono insieme dramma ed armonia. «Una scena bellissima del Perugino – ha spiegato Bassetti a Radio Vaticana – la ricordo nel monastero di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, dove c’è questa unione alla Passione di Gesù profonda, un’armonia fra la passione dell’uomo e la Passione di Cristo. E poi, per illustrare tutti i contenuti della Via Crucis, ho scelto delle formelle molto belle, che sono qui, nel Seminario di Perugia, in ceramica, degli Anni Trenta». Il presule si riferisce a quelle furono realizzate dal professor Alfredo Santarelli (1874-1957) nel suo laboratorio di Gualdo Tadino nel 1930. Le formelle sono decorate con la tecnica del lustro oro e rubino, una terza cottura con fumo di ginestra necessaria per ottenere le preziose iridescenze.

Leggere il dolore Parlando dei riferimenti al tempo presente il cardinale ha detto di aver cercato di «leggere il dolore proprio alla luce del grande amore di Dio per l’umanità, perché altrimenti il dolore non ha senso. Il dolore si può leggere solo alla luce dell’amore di Dio. E nell’Anno della Misericordia è chiaro che l’orizzonte della mia Via Crucis non può essere che quello dell’amore e del perdono». La stazione a cui il porporato è particolarmente legato è la IV, «quella – dice – in cui Gesù incontra sua Madre, è stata per me di una intensità unica, quindi, accanto al dramma di Maria il dramma delle nostre famiglie, le situazioni delle nostre famiglie e poi i giovani, il lavoro – sono anche i temi che mi stanno particolarmente a cuore, che certamente ho ‘spalmato’ durante la Via Crucis – i piccoli e grandi drammi degli uomini di oggi, della Chiesa stessa che anch’essa ha bisogno continuamente di purificazione e riconciliazione».

Passione L’arcivescovo di Perugia spiega che «proprio sul fatto che il dramma della Passione di Cristo è vicino al dramma della passione dell’uomo di oggi, i grandi drammi dell’umanità e della Chiesa hanno bisogno di purificazione e riconciliazione. In fondo, la Passione e la morte di Gesù sono la nostra riconciliazione con Dio. Però, di questa riconciliazione ne abbiamo bisogno personalmente, ma ne ha bisogno anche l’umanità e la Chiesa. Pensiamo anche alla situazione drammatica dei giovani di oggi che stanno perdendo il senso della vita e questo porta anche a drammi, a insicurezze; la stessa precarietà economica; il dover lasciare la propria terra a causa della guerra e della miseria». Le meditazioni saranno anche occasione per una riflessione sulla condizione dei cristiani perseguitati nel mondo. «Meditando la morte di Gesù in Croce non si può non fare riferimento alla persecuzione dei cristiani nel mondo contemporaneo. E in questo senso, purtroppo, in alcune zone della terra, – ricorda il porporato – tanti nostri fratelli stanno vivendo nella propria carne questa passione. I martiri del XXI secolo sono indubbiamente gli apostoli di oggi, e come dice giustamente il Santo Padre, quando ti uccidono per odio a Cristo, mica ti domandano se sei cattolico o protestante o ortodosso. Mi sembra che con quello che stiamo vivendo oggi, con l’Anno della Misericordia e con tutto l’insegnamento che ci viene anche dai viaggi del Santo Padre, non manchi il materiale per una meditazione abbondante su temi della Via Crucis”.

Dal 1985 a oggi Per volere del Papa, è dal 1985 che i testi delle meditazioni vengono affidati a importanti uomini di Chiesa ma anche a scrittori e altre personalità del mondo della cultura. Il primo a scriverle nel 1985 è stato lo scrittore italiano Italo Alighiero Chiusano e nell’anno seguente il giornalista e scrittore francese André Frossard. Nel corso dei successivi 30 anni si annoverano il poeta Mario Luzi (1999), 14 giornalisti accreditati presso la sala stampa della Santa Sede (2002), lo scrittore polacco Marek Skwarincki (1989), il teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (1988), l’allora cardinale e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger (2005), il monaco cistercense André Louf). Nel 2015 invece le meditazioni sono state scritte dal vescovo emerito di Novara Renato Corti.

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