Veglia pasquale a Perugia e Terni. Il vescovo Ivan Maffeis nel suo messaggio di Pasqua ha voluto ricordare che nella fede cristiana bisogna riuscire a trovare sempre una speranza accesa, nonostante il buio del mondo. «I sepolcri della violenza umana continuano a moltiplicarsi in tutte le nazioni, sembra quasi non ci sia alcun freno o limite alla violenza e alla crudeltà – ha detto invece il vescovo della diocesi di Terni, Narni e Amelia, Francesco Antonio Soddu -. Per il cristiano, per noi, il fondamento della rinascita è Cristo».

Maffeis «Il buio esprime bene la nostra condizione. Nel lungo Sabato Santo che stiamo attraversando la luce è soffocata da violenze senza fine, che diffondono un sentimento di impotenza e di paura, tutt’altro che vinto dalla prova di forza che le potenze internazionali cercano di mostrare. In tanti momenti il buio ce lo sentiamo anche dentro. Gli ha dato un nome Papa Francesco, in una delle meditazioni della Via Crucis di ieri sera: “Quando mi sento schiacciato dalle cose, bersagliato dalla vita e incompreso dagli altri; quando avverto il peso eccessivo e snervante della responsabilità e del lavoro, quando sono compresso nella morsa dell’ansia, assalito dalla malinconia…, quando mi scandalizzo degli altri e poi mi accorgo che non sono diverso…”. Il buio che avvolge questo tempo ci ha indebolito la memoria: stentiamo a sentirci partecipi di una Tradizione viva, nella quale la fede cristiana non solo ha costruito Cattedrali, ma ha promosso la dignità della persona, ha dato slancio e contenuto alla cultura, ha innervato di santità diffusa il nostro popolo, ha dato vita a tante esperienze di carità».

Essere cristiani oggi Il senso dell’essere cristiani oggi è così espresso: «Torniamo a quel fuoco nuovo, a quel cero acceso. Sono segni, attraverso i quali la Chiesa ci educa, ci apre un percorso di fede, condividendoci l’annuncio centrale dell’esperienza cristiana: il Signore è risorto. È Lui l’Alfa e l’Omega, il Signore del tempo e della storia. È Lui la nostra luce. Una luce che consola, provocandoci a integrare anche l’esperienza del buio o del fallimento in qualcosa di più grande, a recuperare uno sguardo d’insieme, a saper ricondurre i diversi tasselli in un disegno unitario, che dà significato a quello che siamo e a quello che facciamo. A questo miravano le letture bibliche: aiutarci a far memoria della storia della nostra salvezza, attraverso le grandi tappe di questo cammino – la creazione, la liberazione dalla schiavitù… – tappe che trovano il loro compimento nella luce del Cristo Risorto. In tanti uomini e donne di oggi questa luce genera fede, speranza e carità; uomini e donne che sentono che la vita non è frutto del caso, ma è vocazione che attende la risposta di una vita buona, riconciliata, sobria, fraterna; una vita che ritrova il profumo della gratuità, del dono di sé. Questa luce vive nella pazienza e nella perseveranza di chi si fida della fedeltà di Dio, per cui resiste nella prova, accompagnato da una forza più grande di ogni stanchezza, una forza che è grazia. Questa luce affascina anche oggi: questa sera ce lo testimoniano tre ragazze – Almira, Kisiana e Sara – che, dopo un percorso di formazione, hanno chiesto di ricevere il battesimo. Grazie, perché la vostra scelta ci esorta a non attardarci nell’oscurità del Sabato Santo, per lasciarci raggiungere da un raggio di Pasqua e diffonderla con la nostra vita».

Soddu «Morti al peccato, rinati a vita nuova ed esserne testimoni. La testimonianza in questo senso riguarda il senso pieno della vita non racchiuso e mai limitata a una esperienza esclusivamente sensoriale – ha detto il vescovo Soddu nella parte finale dell’omelia -. Essa parte dalla fede e in forza della fede gli apostoli ricevettero le apparizioni e in forza della fede ottennero tutti i doni dei misteri di Cristo. Certamente si potrebbe storcere il naso, come di fatto molti tendono a fare, rinnegando le proprie radici ed abdicando anche a quanto di più sacro possa esserci nel profondo del cuore umano. Nel nostro tempo, per fare un esempio, si cercano vie percorribili affinché si possa arrivare alla conclusione delle guerre e a instaurare la pace. Sarà per questo necessario porre il fondamento di una pacificazione che parta dalla riconciliazione, pena l’accrescimento degli egoismi e delle violenze. È necessario che tutti, ad iniziare da ciascuno di noi, facciamo il percorso dei primi testimoni: Maria di Magdala, Pietro e Giovanni. I sepolcri della violenza umana continuano a moltiplicarsi in tutte le nazioni, in tutte le città, in tutte le vie; sembra quasi non ci sia alcun freno o limite alla violenza e alla crudeltà. Le strategie politiche in merito, si riducono più che altro a ripetere dichiarazioni senza alcun fondamento. Per il cristiano, per noi, il fondamento della rinascita è Cristo. Non è possibile altra via. Pertanto: “se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù”. La ricerca della Maddalena si esaurisce nel percorso fino al sepolcro e prosegue nelle “cose di lassù”. Questo giorno possa in noi e per mezzo nostro diventare l’alba di un mondo nuovo, laddove le cose di lassù non sono “cose appese o sospese nel vuoto”, ma sono la realtà di Dio che si è calato nella nostra umanità e nella morte e risurrezione del Figlio l’ha redenta. “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo».

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