Il governo torna a discutere di sicurezza, libertà individuali e simboli religiosi. La proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia per vietare il velo integrale in luoghi pubblici — scuole, università, uffici e mezzi di trasporto — ha riacceso il confronto politico sul rapporto tra libertà religiosa e ordine pubblico.
Il testo, presentato alla Camera nella sala Tatarella, è firmato dalla deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito. Tra i punti principali figurano il divieto di indossare il velo che copre interamente il volto, multe fino a tremila euro per chi lo utilizza, il tracciamento dei fondi destinati ai luoghi di culto islamici e pene più severe per il reato di induzione al matrimonio mediante l’inganno. Inoltre viene introdotto un nuovo reato, punito fino a cinque anni di carcere, per chi costringe una donna a sottoporsi a esami di verginità non motivati da ragioni sanitarie.
La proposta di legge di Fratelli d’Italia punta a vietare l’uso del velo integrale che copre completamente il volto. In questo ambito rientrano principalmente il burqa, che avvolge tutto il corpo e lascia solo una griglia per vedere, e il niqab, che copre il volto lasciando scoperti solo gli occhi. Rimangono invece esclusi i veli meno restrittivi, come l’hijab, che copre solo capelli e collo lasciando il volto visibile, e altre forme leggere di sciarpa o chador che non impediscono l’identificazione delle persone. In sostanza, la norma mira a impedire il celamento totale del volto, senza limitare la pratica di veli più comuni e diffusi.
Secondo Kelany, l’obiettivo è contrastare quello che definisce «separatismo islamico», ossia la formazione di contesti sociali in cui prevalgono norme religiose in contrasto con l’ordinamento italiano. Il provvedimento, ha spiegato la deputata, mira anche a «tutelare la dignità delle donne, perché cancellare il volto significa mortificarne la persona».
Sulla stessa linea il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che ha parlato di «enclave dove si rifiutano i principi dello Stato di diritto». La Lega, che aveva depositato un testo analogo lo scorso gennaio, ha rivendicato la primogenitura dell’iniziativa, mentre dal Partito democratico il deputato Pierfrancesco Majorino ha definito la proposta «una misura già prevista da norme esistenti e una brutta arma di distrazione di massa».
Secondo l’ultimo dossier statistico Immigrazione 2024 (Istat–Idos), in Italia vivono circa 1,6 milioni di musulmani, pari al 30% degli stranieri residenti. Il loro numero è in crescita costante da vent’anni, con una presenza distribuita in modo diseguale sul territorio: più alta in Lombardia ed Emilia-Romagna, più contenuta nel Centro e nel Sud.
In Umbria, regione che conta 89.735 stranieri (il 10,5% della popolazione), la comunità musulmana rappresenta circa un terzo degli stranieri: si tratta di poco più di 28 mila persone, in gran parte provenienti dal Marocco, dall’Albania e dal Pakistan. Le donne costituiscono il 54,4% dei residenti stranieri, una percentuale che suggerisce una presenza femminile significativa anche nelle comunità islamiche locali.
La distribuzione non è uniforme: la provincia di Perugia ospita la maggioranza dei cittadini musulmani residenti, con diverse associazioni culturali e luoghi di culto — tra cui piccoli centri di preghiera in città e nei principali comuni del Trasimeno oltre che nell’Altotevere — mentre a Terni è attivo un centro islamico cittadino e un’area di culto interna al carcere.
Non esistono dati ufficiali sul numero di donne che indossano il velo integrale, ma dalle associazioni culturali e religiose umbre arriva una posizione generalmente moderata: l’uso del niqab o del burqa è poco diffuso e limitato a pochi casi individuali, mentre è più frequente l’uso dell’hijab, il velo che copre capelli e collo ma lascia scoperto il viso.
L’Italia dispone già di norme che vietano l’occultamento del volto in luoghi pubblici. La legge n. 152 del 1975, nata in un contesto legato all’ordine pubblico, vieta di circolare mascherati senza giustificato motivo. Le proposte attuali di Fratelli d’Italia e Lega puntano però a un’applicazione esplicita al velo integrale, inserendo la questione nel quadro del contrasto al radicalismo religioso.
L’imam Massimo Abdallah Cozzolino, guida dell’associazione Zayd Ibn Thabit, ha giudicato l’iniziativa «strumentale», ricordando che «una norma che vieta di coprire il volto esiste già e può essere applicata anche ai casi di velo integrale».
