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venerdì 27 gennaio - Aggiornato alle 16:30

Variante Omicron dal Sud Africa, l’Umbria tra le regioni che fa più sequenziamenti per intercettarla

Bisogna spingersi a sequenziare tra il 5% e il 10% dei tamponi positivi, noi siamo al 8,4%. Terzi in Italia

Foto generica archivio Unsplash

Quello che si sa della variante Omicron, di certo, è che è molto più veloce. Significa molto più contagiosa, anche se i sintomi sembrano essere paragonabili se non inferiori alla variante Delta che invece, è presente oggi, in Italia per il 99%. Questa variante ha probabilmente anche maggiore capacità di mutare, abilità che il virus potrebbe affinare all’aumentare dell’immunizzazione della popolazione, proprio per un istinto di sopravvivenza. E’ per questa ragione che si sta studiando quanto, i vaccini attualmente somministrati, siano realmente capaci di bloccare anche questa nova variazione del covid.

Cosa si sa Intanto nessuno esclude la capacità che hanno i vaccini attuali, di limitare l’ospedalizzazione e l’aggravamento della malattia, anche rispetto alla variante Omicron. In Italia oggi si contano 4 casi ufficiali della nuova variante proveniente dal Sud Africa numero sottostimato – secondo quanto scrive martedì mattina il Sole24 Ore – per il fatto che si sequenzia troppo poco. Sequenziare significa prendere i tamponi positivi, magari quelli che hanno caratteristiche che fanno pensare a una nuova variante, e mandarli ad un esame più approfondito, di genotipizzazione. Questa attività, in Italia, non viene compiuta nella maniera sufficiente per avere un quadro realistico della presenza di variante Omicron nelle nazione. Servirebbe cioè sequenziare tra il 5 e il 10% dei tamponi positivi, in ogni regione. Tra le regioni che lo fanno di più c’è l’Umbria, che è al terzo posto.

L’Umbria La nostra regione fa sequenziare l’8,4% dei tamponi positivi. Davanti a noi ci sono solo la Sardegna con il 16,7% e il Molise con il 15,4%. Seguono l’Abruzzo con il 6,5%, la Lombardia con il 5,5% e poi tutte le atre regioni sono sotto il livello minimo necessario del 5%. Con regioni che, tra l’altro, non sequenziano per nulla. Come la Liguria e la Toscana, mentre Puglia e Piemonte lo fanno solo per lo 0,1%, il Veneto per lo 0,3%, la Valle D’Aosta per lo 0,4%, Trento per lo 0,5% e la Campania per lo 0,7%. C’è da dire che l’Umbria ha maturato una significativa esperienza nel rapportarsi con l’arrivo delle varianti essendo stata colpita, tra le prime regioni da quelle brasiliana e inglese. L’Ecdc, il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, insieme all’Oms, chiedono un ulteriore sforzo: portare tutte le regioni sopra il 5% e provare a spingere il sequenziamento fino al 10% dei tamponi positivi.

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