di Daniele Bovi
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E’ in un clima di carte bollate e sospetti che arrivano fino alla Presidenza della Regione che si dibatte l’Università di Perugia a pochi giorni dal voto attraverso il quale gli studenti rinnoveranno cinque organi come Senato accademico, Consiglio degli studenti, quelli di dipartimento, cda dell’Università e Commissione di controllo degli studenti. Veleni che arrivano dopo l’esclusione da parte della Commissione elettorale centrale di moltissime liste dei due principali schieramenti in campo, quello dell’Udu-Sinistra universitaria e del raggruppamento di area Pdl formato da Alleanza universitaria, Siamo Ateneo e Idee in movimento. Questi ultimi hanno organizzato per venerdì alle 11, di fronte al rettorato, una manifestazione di protesta e pensano, come i loro colleghi dell’Udu, al ricorso al Tar contro le decisioni della Commissione e i cinque decreti firmati da Bistoni.
Motivazioni ignote Il problema è capire su quali basi impostare i ricorsi. Né l’Udu (che si affiderebbe al legale romano Michele Bonetti che ha scardinato il sistema del numero chiuso in alcuni atenei) né Alleanza universitaria hanno ancora in mano il provvedimento con il quale si rendono noti i motivi dell’esclusione. Si parla di vizi formali come alcuni documenti mancanti, in altri casi si dice che non si leggerebbero bene, che non ci sono le copie fronte-retro o che la denominazione della lista non c’è su tutti i fogli presentati. Alleanza universitaria ha fatto richiesta di accesso agli atti sentendosi rispondere che ci sono 30 giorni per adempiere: «Come facciamo a fare un ricorso – spiegano – se non sappiamo sulla base di cosa siamo stati esclusi?».
Le conseguenze Insomma, un pasticcio con potenziali e pesanti conseguenze politiche. Il centinaio di studenti eletti nei vari organi infatti faranno parte del corpo elettorale (circa mille persone) che sceglierà il prossimo rettore e, in una corsa presumibilmente tirata, ogni voto conterà. In questa situazione verrebbero a mancare pacchetti di preferenze a quei candidati più affini politicamente alle liste. Il rettore Francesco Bistoni ha incontrato giovedì gli aspiranti Magnifici ma la posizione dell’attuale inquilino di palazzo Murena sarebbe stata particolarmente rigida. Come se ne esce? Con che tempi il Tar si esprimerebbe sui ricorsi presentati? Tempi che diventano un fattore decisivo: martedì e mercoledì si vota, le elezioni per il rettore si terranno il 13 giugno e in questo quadro di possibili rinvii a cascata qualcuno vede anche il rischio di un’ulteriore permanenza di Bistoni.
I sospetti di Lignani In mattinata la polemica ha coinvolto anche i palazzi del potere regionale: a dare il la è Andrea Lignani Marchesani di Fratelli d’Italia (le liste a loro vicine di Rinascita universitaria sono state ammesse), che adombra «pressioni» della presidente Catiuscia Marini per far riammettere le liste. «Non vogliamo credere – scrive il consigliere regionale – alle voci di una presidente Marini che fa pressioni sull’istituzione universitaria per far riammettere liste escluse. Anzi, dall’autorevolezza della sua posizione, la governatrice dovrebbe affermare, per sgomberare il campo da equivoci, il rispetto delle regole e l’affermazione della trasparenza». «Chiedere il colpo di spugna – aggiunge – è inqualificabile e irrispettoso nei confronti di coloro che con umiltà e sacrificio hanno raccolto firme, fotocopiato documenti a proprie spese e presentato ai sottoscrittori le liste dei candidati, oltre ad essersi presentati nei tempi e nei modi stabiliti dal regolamento». «Impensabile» secondo Lignani la possibilità di una sanatoria.
Marini: nessuna ingerenza «Nessuna ingerenza» replica in una nota diffusa nel pomeriggio la presidente che spiega di non aver incontrato alcun vertice dell’Ateneo né della Commissione elettorale centrale. Contatti «numerosi» che invece ci sono stati con gli studenti «preoccupati di non poter partecipare democraticamente alla competizione elettorale. A loro ho manifestato comprensione e condivisione». «Non ho bisogno – dice – delle lezioncine del consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani per sapere quale è il mio ruolo istituzionale e quali le mie prerogative. Sono dunque davvero fuori luogo le preoccupazioni del consigliere». La presidente ribalta poi sul consigliere altotiberino le accuse di intromissione: «Il consigliere Marchesani dovrebbe ormai sapere bene che non è nello stile della presidente l’intromissione in vicende che riguardano altre istituzioni. Intromissione invece che lo stesso Marchesani effettua in maniera davvero imbarazzante, arrivando ad intimare addirittura l’Università degli studi dal non concedere sanatorie e quant’altro, dimostrando, lui sì, una totale mancanza di rispetto dell’autonomia della istituzione universitaria».
