di Daniele Bovi
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O un azzeramento della situazione e quindi una nuova convocazione degli appuntamenti elettorali oppure la prosecuzione della battaglia di fronte al Tar umbro e, quindi, un nuovo rettore che arriverebbe solo alla fine dell’anno. Sembrano essere queste le uniche due strade percorribili per uscire dal labirinto in cui l’Università di Perugia si è infilata. Martedì e mercoledì infatti si sarebbero dovute tenere le elezioni studentesche (le urne sono rimaste aperte solo per il Consiglio nazionale) per eleggere nei vari organi dell’Ateneo un centinaio di rappresentanti degli iscritti che, il prossimo 13 giugno, avrebbero poi votato anche per il nuovo Magnifico. E invece il Tar lunedì pomeriggio ha accolto le istanze cautelari presentate da Udu e Alleanza universitaria, le due formazioni più importanti che nei giorni scorsi si sono viste escludere la maggior parte delle loro liste, e disposto il rinvio delle elezioni almeno fino alla prossima udienza del 5 giugno.
Soluzione «politica» Un’esclusione, da parte della Commissione elettorale centrale, avvenuta non si sa sulla base di quali motivazioni: fatto certificato anche dai giudici amministrativi che hanno imposto all’Università di depositare entro quattro giorni i verbali della Commissione. Motivazioni che potrebbero ora essere la base per un nuovo ricorso che trasformerebbe l’udienza del 5 giugno in un nuovo nulla di fatto: il Tar potrebbe infatti ancora rinviare la discussione spostando così di fatto le elezioni per il rettore. Udu e Alleanza universitaria caldeggiano una soluzione politica per la vicenda, che si traduce in una nuova convocazione degli appuntamenti elettorali: «E’ sufficiente – scrive infatti Alleanza universitaria in una nota – che vengano nuovamente indette le elezioni per i vari rinnovi, non solo delle rappresentanze studentesche».
Slittamento più breve Una soluzione «politica» e «saggia» che comporterebbe uno «slittamento che sarebbe breve rispetto alle date già programmate, avendo cura di garantire maggiore capacità di partecipazione, almeno perché, come questa vicenda insegna, dovrebbe essere interesse di tutti». L’altra opzione è appunto quella di una prosecuzione della battaglia di fronte ai giudici amministrativi che potrebbe far slittare le elezioni per il rettore fino a novembre. Un pastrocchio. E così se da una parte Udu-Sinistra universitaria e Alleanza (area Pdl) propongono un accordo che azzeri tutto, dall’altra parte della barricata ci sono gli studenti di Rinascita (Fratelli d’Italia), di Universitas (Comunione e liberazione) e di Impegno critico contrari ad ogni colpo di spugna e che sarebbero le sole formazioni a competere. Secondo i ragazzi di Rinascita quella del Tar è una «decisione irrispettosa nei confronti di chi ha osservato scrupolosamente i regolamenti d’ateneo» e che suscita in loro «sconcerto».
Speculazione politica La sentenza, che si aggiunge alla «vergognosa speculazione politica degli ultimi giorni», «di fatto mette in discussione – dicono ancora – non soltanto le normative bensì anche l’autonomia decisionale dell’istituzione universitaria, quest’ultima rea solo di essersi attenuta alla legge in merito all’accettabilità delle candidature». «L’Università – attaccano – è ormai preda delle oligarchie politiche». Secondo gli studenti di Impegno critico inoltre va riaffermato «l’intimo legame che sussiste tra il principio di rappresentanza democratica e il rispetto delle regole ad esso sotteso, senza il quale perderebbe qualsivoglia forma di legittimità».
