Una delle «proiLezioni»

Ha al centro soprattutto il tema degli spazi e dell’organizzazione didattica la lettera, firmata da circa 150 studenti radunati sotto la sigla «Spazio studenti», con la quale viene annunciata una manifestazione sul tema in programma sabato 13 novembre alle 15 a Perugia. «Non siamo un’associazione universitaria» dicono presentandosi, aggiungendo che il nome «è puramente simbolico». Le firme in calce alla lunga lettera sono state raccolte in appena quattro giorni, a testimonianza di una serie di problemi molto sentiti: «I tentativi fino a ora messi in atto anche tramite canali istituzionali – scrivono – non hanno comportato grandi cambiamenti».

La lettera Gli studenti si aspettavano un ritorno in presenza «come avvenuto nella maggioranza delle università italiane», ma in realtà «è stato mantenuto lo stesso protocollo di gestione delle fasi 2-3 dell’emergenza sanitaria». «In gran parte, se non in tutti i dipartimenti di Perugia – scrivono – sono presenti gli stessi problemi: non ci sono sufficienti spazi o questi non sono gestiti in modo da accogliere tutti gli studenti e di conseguenza la didattica a distanza (Dad) viene utilizzata come pezza al fatto che se potessimo tornare tutti in presenza, in alcuni casi entreremmo nei nostri dipartimenti forse solo uno sopra l’altra ampliando le aule alle scale, ai corridoi e a Corso Vannucci».

Il Fissuf Nella lettera si dice che nel corso dell’ultimo incontro con il rettore Maurizio Oliviero è stata garantita la Dad per tutto l’anno accademico ma – a causa delle normative ministeriali – non c’è certezza sul fatto che gli studenti possano sostenere anche gli esami a distanza. Gli studenti si concentrano poi sulla situazione che riguarda il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della Formazione (il Fissuf) dove, complice l’abolizione del numero chiuso per alcuni corsi, si è passati da un massimo di 300 persone a oltre mille iscritti a Filosofia e Scienze e tecniche psicologiche per ognuno degli ultimi due anni; un «aumento esponenziale» al quale «non è corrisposto un miglioramento e incremento di servizi e spazi».

Spazi Una situazione che nasce «da una discrepanza di intenti tra la direzione dell’ateneo e quella del dipartimento. La filosofia del rettorato attuale è quella di rendere accessibile per tutti il sapere, cosa che ha dato vita alla scelta di inserire il numero aperto. La cosa che non riusciamo a capire è perché non sia stata considerata l’impossibilità delle attuali strutture di reggere un ampliamento tale della mole studentesca». Quanto all’eliminazione della prenotazione del posto in aula, ciò è possibile solo laddove i dipartimenti abbiano spazi sufficienti. A poco, spiegano i ragazzi, servono le tre aule in più promesse.

«ProiLezioni» Problemi ai quali si aggiungono anche quelli relativi al frazionamento a seconda del cognome, di fronte ai quali «siamo riusciti nell’arco di due settimane a creare quelle che abbiamo chiamato “proiLezioni”. Con a disposizione una sala a uso gratuito, il laboratorio “G.Miliocchi” in Corso Garibaldi, un proiettore e un vecchio lenzuolo – dicono – abbiamo permesso a diverse decine di studenti (armati di mascherina e green pass) di vivere insieme le proprie lezioni seguendo tutti insieme la lezione trasmessa su Teams. La cosa scandalosa è che ci siamo riusciti noi in 15 giorni e non chi di dovere in un anno e mezzo».

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