di Ivano Porfiri
È un bilancio «sostanzialmente molto positivo» quello che traccia il rettore Franco Moriconi, nella sua ultima relazione inaugurale dell’anno accademico dell’Università degli studi di Perugia, anche se precisa: «Non ci sarà nessun semestre bianco, andrò avanti decidendo fino a ottobre». Una «giornata molto particolare» la sua, davanti al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, con un’emozione che trapelava nella voce man mano che il discorso si è dipanato. «Siamo stati capaci di dare una nuova solidità e un nuovo vigore a questo Ateneo – ha detto con orgoglio – sul piano della sua attrattività degli studenti, del consolidamento di bilancio, del miglioramento delle condizioni di lavoro, dell’efficacia della ricerca. Certamente – ha ammesso – abbiamo commesso degli errori e forse si sarebbe potuto fare di più. Credo tuttavia di poter dire che il tanto lavoro svolto in questi sei anni ha riportato la nostra Universtà nelle condizioni di gareggiare degnamente con i migliori Atenei italiani».
Iscritti e ricerca Tra i punti a favore del suo mandato, Moriconi ha rivendicato le 27.023 iscrizioni dell’anno accademico 2017/2018. Ma anche i risultati raggiunti nella ricerca con 10 Dipartimenti su 16 riconosciuti di Eccellenza con 30 milioni di fondi ministeriali raccolti. «Mi piacerebbe che il nuovo rettore – ha sottolineato – donna o uomo che sia, raccogliesse la sfida di allargare questo numero, puntando a una università interamente di Eccellenza, a dimostrazione di come la qualità della ricerca non implichi necessariamente la riduzione della popolazione studentesca».
Il successore Sempre sulla corsa a nuovo rettore, Moriconi ha definito un segno positivo «la rosa dei candidati ampia e variegata». E, sul successore: «Chi si avvicinasse con atteggiamento padronale segnerebbe sicuramente un danno profondo. Mi auguro – ha detto il rettore uscente – una ventata di aria fresca, un progetto che sappia innovare, che voglia guardare al futuro con fantasia, con animo leggero, un pensiero giovane che abbia la voglia e il fremente vigore di partecipare con intelligenza e con forte senso morale alla costruzione del futuro».
Burocrazia e risorse Non è mancata una stoccata nei confronti del governo. Per Moriconi sono maturi i tempi «affinché le istituzioni politiche del nostro paese prendano atto della situazione di assoluta insostenibilità in cui versa l’intero sistema universitario e possano pertanto assegnare un ruolo rinnovato e un supporto adeguato alla rete nazionale degli Atenei italiani, liberandoli dalle pastoie di una burocrazia lenta ed eccessiva, rendendo più agili ed efficaci, ossia meno oppressive, le pratiche della valutazione e sostenendoli con un supporto finanziario degno della tradizione e del futuro dell’Italia». Sempre al ministro, Moriconi ha chiesto un ricambio generazionale con un «misurato e costante reclutamento».
Sanità un cruccio Nei confronti della Regione, il rettore ha ringraziato Palazzo Donini per la collaborazione, però ha definito «il mio cruccio più grande» la mancata sottoscrizione dei protocolli attuativi della Convenzione per la Sanità: «Una mancanza urgente per il servizio sanitario regionale e per l’assistenza di tutti i cittadini.». Moriconi si è assunto la sua parte di responsabilità ma ha auspicato per il futuro l’auspicio che il nuovo rettore e il governo regionale sappiano «produrre un’azione comune più efficace di quanto non sia stato fatto fino ad oggi». L’Umbria poi deve crescere, per Moriconi, anche nel fare rete tra enti pubblici e privati «perché la renitenza a fare sistema è uno degli elementi che più di ogni altro frena la crescita della nostra regione e del nostro Paese».
Bussetti: «Ue burocrati è finita» Contestato fuori da sindacati e studenti, il ministro Bussetti nel suo intervento ha difeso l’azione del governo in materia di università e ricerca, elogiando l’Ateneo perugino e il rettore Moriconi in particolare. «Mi complimento con voi perché unendo tradizione e innovazione siete un punto di riferimento nazionale». Poi ha parlato anche delle prossime elezioni europee. «Sono un appuntamento con la storia per creare un’Europa dei popoli delle conoscenze – ha detto -. L’Europa dei burocrati e tecnocrati sta finendo, l’Unione deve essere rifondata sulle idee di libertà, lavoro, sviluppo e dignità umana, sull’idea di un diritto alla vita e alla felicità». Poi ha chiuso curiosamente citando Leopardi per invitare a «guardate il futuro con speranza».
Studenti e mail provocazione Un intervento molto incisivo – e a lungo applaudito – è stato quello del presidente del Consiglio degli studenti, Alessandro Biscarini. «Inizierò con un fuoriprogramma – ha esordito – leggendo una mail che mi è arrivata lunedì sera da parte di uno studente». Nella lettera veniva più volte ripetuta l’esortazione: «Fai un gesto forte, non ti presentare, lasciali allo sgomento del vuoto della tua presenza». Le argomentazioni per questo gesto nell’indifferenza delle classi dirigenti, dei docenti e dei politici per la condizione della generazione di chi oggi ha tra i 20 e i 30 anni. Poi il colpo di scena: «Questa mail non mi è mai arrivata – ha svelato Biscarini – ma potrebbe esserlo da persone che non vedete qui» perché lavorano in uno dei tanti call center che vi chiamano quotidianamente, in chi vi recapita pacchi, in chi è stato costretto ad andarsene dall’Italia. «Parlo – ha aggiunto il rappresentante degli studenti – per chi non ci crede più. La precarietà esistenziale è il grande tema della mia generazione. Invece io credo nel confronto, per questo vi chiedo di rompere il silenzio, di non restare nell’indifferenza o nell’apatia». Anche in vista della scelta del nuovo rettore: «Non è solo questo – ha affermato Biscarini – è la scelta del tipo di università e società che vogliamo». La rappresentante del personale tecnico e amministrativo, Monia Bravi, ha chiesto al ministro di rivedere la legge sulla rappresentanza e ha denunciato anche una scarsa considerazione nel percorso elettorale universitario: «Il nostro voto vale appena il 10 per cento di quello dei docenti, c’è un’evidente squilibrio. Solo con la rappresentanza si crea un clima positivo, di fiducia». La prolusione sul tema delle leucemie è stata affidata al professor Brunangelo Falini.
