Un momento dell'incontro

di Dan. Bo.

Rimettere al centro del dibattito, sia locale che nazionale, la questione dell’Università per stranieri di Perugia, del suo futuro e delle sue strategie di sviluppo. È da qui che parte il ragionamento fatto mercoledì alla sala della Vaccara di Perugia, dove la Cgil provinciale insieme alla Flc ha organizzato l’iniziativa «La Stranieri per Perugia, Perugia per la Stranieri». Un incontro, programmato da tempo, che arriva nel pieno delle polemiche legate alla sicurezza degli studenti cinesi. Lunedì è stato il direttore dell’Ateneo, Cristiano Nicoletti, a prendere carta e penna per denunciare furti e rapine ai danni dei ragazzi che inevitabilmente vanno ad intaccare il lavoro che l’istituzione fa per attrarre studenti. Al tavolo dei relatori mercoledì si sarebbe dovuto sedere anche il sindaco Andrea Romizi, che ha spiegato però di non poter essere presente. Il sindaco, la cui assenza è stata criticata dai presenti, ha mandato a dire al rettore che, a proposito della sicurezza, «è finito il tempo delle lamentele».

Confronto «Amministrare una città come Perugia, tanto più se inaspettatamente, è certamente un compito difficile – ha osservato Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil di Perugia – ma evitare il confronto non è mai un buon modo per affrontare i problemi». La sicurezza in verità è stato un tema del quale sostanzialmente mercoledì non si è parlato. Ad essere al centro del dibattito sono stati altri temi, come la situazione dei 40 Cel precari (i collaboratori esperti linguistici), le risorse necessarie ad alimentare i corsi e le strategie di promozione. Domenico Maida, segretario generale della Flc Cgil dell’Umbria, ha ricordato tutti i problemi della seconda università perugina, da quelli di bilancio alla collaborazione per i corsi con altre città: «La relazione tra università e città – ha detto – è un tema serio di politica economica che ha risvolti prima di tutto sulle lavoratrici e i lavoratori dell’ateneo. Abbiamo chiesto un incontro su tutti questi temi ma ci è stato risposto che era già tutto stato spiegato durante una conferenza stampa».

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Precari Maida ha sottolineato anche la necessità che il dibattito non rimanga chiuso dentro palazzo Gallenga, anche perché l’Università deve essere considerata un bene comune «per la città, per l’Umbria e per l’intero paese. Essa infatti – è stato detto mercoledì – non rappresenta soltanto un enorme patrimonio culturale dell’Italia, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ma riveste anche un fondamentale valore sociale ed economico in primo luogo per la città, il cui destino è legato dunque a doppio filo a quello dell’ateneo». Un destino che coinvolge ovviamente anche i Cel. Una di loro (in platea c’erano anche insegnanti, un gruppo di studenti dell’Udu e la Società di mutuo soccorso) ha preso la parola spiegando di essere da dieci anni precaria «con contratti di sei, sette o dieci mesi. La risposta “non ci sono soldi” a noi non basta, ne meritiamo una migliore. «Insistiamo sulla realizzazione del punto del programma elettorale del rettore, di collocare i Cel a tempo determinato oltre l’area della precarietà – ha affermato Maida – che significa assicurare il ricambio necessario, confermando standard di qualità elevati».

Il dibattito Già, la qualità. Secondo quanto riferito mercoledì in alcuni casi si arriva a fare lezione contemporaneamente anche a 25 o 40 ragazzi e ragazze cinesi; un numero considerato eccessivo e incompatibile con la qualità dell’insegnamento. «E sono loro stessi – ha detto l’insegnante precaria – a dirci che così non va bene. Se si vuole mantenere la qualità, c’è bisogno di personale». Sull’importanza delle sinergie tra istituzioni, enti di alta formazione e città ha insistito anche la vicepresidente della giunta regionale, Carla Casciari, che nel suo intervento ha sottolineato le potenzialità del progetto «Umbria Academy», rivolto in particolare agli studenti cinesi e ha rivendicato il ruolo di coordinamento che la Regione può e deve svolgere in materia di alta formazione.

Fracassi «L’Italia – ha detto invece Gianna Fracassi – segretaria nazionale della Flc Cgil – molto spesso ha degli straordinari patrimoni che non riesce a valorizzare al meglio e l’Università per Stranieri di Perugia mi sembra un esempio calzante. Stiamo assistendo, soprattutto nel Mezzogiorno, ma non solo lì, ad una progressiva desertificazione dell’alta formazione, conseguenza diretta della pesantezza dei tagli e delle modalità di valutazione adottate».

Twitter @DanieleBovi

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