di Daniele Bovi
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Dieci minuti a testa, in ordine rigorosamente alfabetico, e poi cinque domande sorteggiate tra quelle fatte da chi siederà in platea. E’ stato fissato per giovedì mattina alle nove, all’aula magna della sede centrale dell’Università di Perugia, l’ultimo confronto pubblico tra i cinque candidati rettore. L’assemblea generale inizierà con una breve introduzione del decano Giuseppe Abbritti sulle modalità di svolgimento, poi la parola passerà ai cinque candidati: il primo a parlare sarà Gianni Bidini, poi Fausto Elisei, Franco Moriconi, Maurizio Oliviero e Mauro Volpi. In dieci minuti, senza domande o interruzioni e con tanto di cronometro e schermo per proiettare le slide, dovranno spiegare cosa vorranno fare in caso di elezione.
L’assemblea Durante questi 50 minuti nell’aula verranno raccolti i moduli di prenotazione (da compilare con nome, cognome e ruolo) da compilare per porre una domanda. Fra tutti i moduli consegnati ne verranno estratti a sorte cinque. I diretti interessati avranno un minuto per formulare la domanda alla quale dovranno rispondere tutti i candidati in un tempo massimo di 90 secondi. Poi, alla fine, appello finale all’elettorato sempre di tre minuti, in ordine inverso a quello della presentazione del programma. E mentre alle 15 di mercoledì si sono chiusi i seggi per quanto riguarda le elezioni studentesche, attraverso le quali verranno scelti 217 rappresentanti che a loro volta contribuiranno all’elezione del rettore, è ai cinque candidati che si rivolgono 124 docenti e ricercatori che hanno detto sì ad una petizione con primo firmatario il professor Benedetto Ponti.
La petizione Obiettivo, quello di chiedere a ciascun candidato (quattro su cinque hanno già preso impegni in tal senso) «di assumere, da subito, l’impegno – se eletti – a riconoscere ai docenti che vengono immessi nel ruolo il diritto a computare ai fini della ricostruzione di carriera e previdenziali, il servizio pre-ruolo svolto come assegnisti di ricerca». «Questa iniziativa “politica” – continuano -, che si aggiunge ad un vasto (e dispendioso) contenzioso giurisdizionale nei confronti dell’amministrazione universitaria – si è resa necessaria, perché lo Studium è ormai l’unico ateneo (o quasi) d’Italia che continua a negare pervicacemente questo diritto. Si direbbe con la sola motivazione di raggranellare qualche risorsa in più; ma a prezzo di discriminare e mortificare i diritti e le aspettative dei docenti universitari, soprattutto dei più giovani.
