Al centro, in piedi, il rettore Moriconi (foto F.Troccoli)

La relazione del rettore dell’Università di Perugia, Franco Moriconi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013/2014, non è piaciuta al presidente della Provincia di Feliciano Polli: «Ha dimenticato Terni», è l’accusa.

Polli Questo fatto, secondo il presidente Polli, «ha particolarmente sorpreso, sia perché in precedenti circostanze il rettore aveva sempre dimostrato attenzione e interesse per il Polo ternano e per il suo sviluppo, sia perché il Polo ha rappresentato e rappresenta una parte importante dell’Università di Perugia in termini di risorse economiche, studenti, professori, didattica e ricerca».

Le preoccupazioni Il mancato riferimento al Polo ternano «in una circostanza così significativa – secondo il presidente della Provincia –  suscita preoccupazioni per il polo e per la stessa ‘sana e profonda riedificazione’ dell’Università di Perugia, obiettivo strategico indicato nella relazione del rettore». Il presidente della Provincia ricorda inoltre che «il Polo di Terni è elemento fondamentale nel rapporto con altri territori e in quello sempre più importante, che si è andato consolidando nel tempo, fra università, ricerca, innovazione e sviluppo industriale. Tematiche, queste ultime, fondamentali per la crescita dell’Umbria e della stessa università».

Boccali Il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, invece, dice che «Comune e Università devono inaugurare una fase nuova, tesa al recupero della popolazione studentesca, alla razionalizzazione delle sedi per la didattica e la residenza, ad un rapporto più sinergico per governare insieme, nel rispetto delle competenze, la relazione tra città e ateneo. Non si parte da zero, ma con il rettore Franco Moriconi è avviato un rapporto positivo, il cui rafforzamento, per quanto mi riguarda, è tra gli obiettivi più importanti dei prossimi cinque anni».

Perugia città universitaria Questa idea, dice Boccali, «si può concretizzare solo ripartendo dalla centralità del ruolo ricoperto dall’Università degli studi, dall’Università degli stranieri, dal Conservatorio e dall’Accademia delle belle arti, implementando quel ruolo nazionale e internazionale che la città merita. Sono davvero felice – conclude il sindaco – che il magnifico rettore abbia sottolineato la volontà e la convinzione di poter fornire un importante contributo a sostegno della candidatura di Perugia capitale europea della cultura 2019».

Romizi L’inaugurazione dell’anno accademico è stata anche l’occasione per la prima uscita ufficiale del candidato di centrodestra a sindaco di Perugia, Andrea Romizi: «L’ateneo è fondamentale per lo sviluppo economico e culturale della città – dice Romizi – ed è per questo che una buona amministrazione comunale non può prescindere da un rapporto costante con l’Università, trovando anche le strade che portino al superamento delle difficoltà che nel tempo si possono presentare».

Le iscrizioni Il riferimento del candidato sindaco è al numero delle iscrizioni «che ad oggi si attesta intorno alle 22mila unità, con un calo negli anni che supera i 15 mila studenti. La diminuzione di iscritti – secondo Romizi – si ripercuote anche sull’economia perugina. Se si considera che uno studente fuori sede spende circa mille euro al mese i conti sono presto fatti. E’ anche per questo motivo che un sindaco ed una giunta non possono chiudere gli occhi e far finta di niente, come fatto dalle amministrazioni precedenti, davanti a questi dati».

La cultura Secondo il candidato sindaco del centrodestra «si deve dapprima operare affinché la città torni ad essere ‘attrattiva’ per lo studente, e per far questo occorrerà che il Comune adotti strategie concrete e studiate ad hoc con il fine di facilitare la vita universitaria degli studenti che scelgono Perugia per trascorrere anni cruciali della propria esistenza. Dopodiché si devono creare i presupposti per far sì che coloro che hanno scelto la nostra Università rimangano ad operare sul territorio, contribuendo essi stessi allo sviluppo della Regione con il loro apporto intellettivo».