Il prorettore, Pietro Burrascano

di Marco Torricelli

L’annuncio della chiusura della mensa universitaria di Pentima – decisa dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario – ripropone, con chiarezza, tutti i problemi relativi al futuro – possibile, ma non scontato – del Polo universitario ternano.

I fatti L’Agenzia per il diritto allo studio universitario (Adisu) aveva affidato ad una ditta napoletana, la Puliedil, la gestione della mensa esistente nella facoltà di Ingegneria di Pentima. Il contratto doveva scadere ad ottobre prossimo, ma la stessa Adisu avrebbe deciso che, di quella mensa, si può fare a meno fin da subito. Tanto che, ha fatto sapere la Puliedil, «ha disposto la riduzione dei servizi concessi in appalto con contestuale chiusura della mensa a decorrere dal primo maggio 2013». Le cinque lavoratrici impiegate nel servizio (una a tempo indeterminato e quattro part-time) finirebbero, per ora, in ferie. Ma sarebbero destinate a perdere il posto. Mentre per studenti, docenti e personale, non resterebbe altra soluzione del panino. Ma è evidente che il problema che si pone e molto più serio.

Il prorettore Il tono è, come sempre, pacato, ma la sostanza è che il professor Pietro Burrascano, che guida il Polo didattico scientifico di Terni, non l’ha presa per niente bene: «Le dico subito che questa decisione è inaccettabile e che faremo in modo di evitare che le sia dato seguito. Ho convocato, per lunedì, una riunione del Consiglio di polo, nella quale prendere le opportune decisioni». Gli studenti, ma anche i lavoratori, ternani «non possono certo subire delle discriminazioni – prosegue il prorettore – che ledono profondamente dei diritti fondamentali».

La polemica Lui, peraltro, non ne sapeva nulla: «Ritengo davvero rimarchevole – conferma – che, non solo io, ma nemmeno il rettore e gli organismi di ateneo, siamo stati informati da Adisu o dall’azienda fornitrice del servizio, di questa decisione he, come ripeto, ritengo inaccettabile. Questo conferma la necessità di una profonda revisione del complesso delle regole che sono alla base di una corretta gestione dei rapporti istituzionali». Quanto allo specifico, Burrascano è chiaro: «Non c’è una sola ragione logica che possa giustificare questa decisione e, quindi, qualcuno dovrà dare spiegazioni credibili».

Il futuro Questo, però, è un tema che ripropone la necessità di un dibattito più ampio e relativo al futuro del Polo universitario ternano: «Come ricorderà, avevo già avuto modo di affrontare il tema della necessità di mettere a fuoco il tipo di politica che si intende attuare per dare a Terni un futuro degno di questo nome e, in seno al Consiglio di polo, si sta lavorando proprio a questo proposito. Ma è chiaro che, proprio da fatti come quelli recenti, si deve partire per una riflessione approfondita sulle reali volontà dell’ateneo e sulla ridefinizione della presenza universitaria in questa città».

I candidati Volontà dell’ateneo che non sembrano chiare, tanto che i diversi candidati al ruolo di rettore – le elezioni si svolgeranno il 13 giugno – di Terni non parlano: «Ma lo dovranno fare – annuncia Burrascano – perché li inviterò, tutti, a venire qui e illustrare i rispettivi programmi, con particolare riferimento proprio alle nostre sedi». Iniziativa forte: «Direi doverosa – spiega il prorettore – intanto per offrir loro l’opportunità di far conoscere le proprie idee al riguardo, ma anche per permettere alla città di essere doverosamente informata su un aspetto che, credo, sia tra quelli cruciali per il suo stesso futuro»

Il sindacato Una presa di posizione arriva anche dalla Flc Cgil che afferma di non poter «non rilevare la discordanza tra le ripetute affermazioni sulla necessità di un rilancio della sede ternana dell’ateneo e i fatti concreti. E parimenti, va rilevata la gravità di un gesto che certamente non favorisce il necessario contrasto alla crisi di iscrizioni e di afflusso di studenti. Non è certo diminuendo i servizi – afferma il sindacato – che si contrasta la drammatica diminuzione degli studenti, che colpisce in particolare i ceti sociali meno abbienti, già duramente penalizzati dalla crisi».

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