Gianni Bidini oggi a Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Sguardo al futuro e radici medievali, autonomo da partiti e associazioni, che punti sulle eccellenze e sulla ricerca, che sia autorevole anche verso le istituzioni locali, un ricercatore competente, un conoscitore dei meccanismi dell’ateneo e non un uomo solo al comando. E’ il ritratto del futuro rettore ideale che il professor Gianni Bidini ha fatto venerdì nel capoluogo presentando la sua corsa a palazzo Murena. In una sala Fiume di palazzo Donini dove c’erano anche molti colleghi di altre facoltà (tra gli altri Carlo Emanuele Bollino), il preside di Ingegneria ha alzato i veli anche sul suo sito internet che nelle intenzioni dovrà essere «un luogo aperto di discussione. Mi aspetto dialettica e anche critiche costruttive. Il mio unico interesse è il bene dell’Università, senza personalismi, diffamazioni da bar, allarmismi e discutendo sul merito dei problemi. E’ il momento di pensare positivo». «L’Università – ha aggiunto – deve affrontare le sfide del terzo millennio in modo nuovo, anche riscoprendo le sue radici medievali».

FOTOGALLERY – LA PRESENTAZIONE

Autonomia Disegnato il ritratto del futuro rettore in cui, ovviamente, si riconosce, Bidini osserva che «in questi anni abbiamo sofferti su ricerca e didattica: occorre recuperare capacità di attrarre studenti». Un punto che sottolinea con forza è quella dell’autonomia politica: «L’Università – dice – è l’unico motore che può far uscire dalla crisi questa regione e il suo ruolo nel documento della giunta sulla prossima fase di programmazione europea è sottovalutato. Ci vuole un rettore con l’autonomia per potersi alzare in piedi e dirlo con forza». Alla Regione l’aspirante Magnifico pone poi con forza il tema del polo ternano: «Vogliono che rimaniamo con la nostra didattica? Allora – sottolinea – attraverso l’Adisu forniscano gli stessi servizi che ci sono a Perugia. Altrimenti ci dicano che non gli interessa, la Regione deve essere chiara». Sul tavolo Bidini propone un «patto di mandato. Un accordo – spiega – della durata di sei anni e chiaro: noi forniamo didattica, la Regione i servizi».

Le proposte Sul suo sito Bidini pone una serie di temi, dalla sfida dell’inclusione per quanto riguarda gli studenti con «bisogni speciali» alla realizzazione del Centro didattico di ateneo, dalle politiche per il personale tecnico-amministrativo al «progetto forte su orientamento e tutoraggio che aiuti i giovani a scegliere la nostra università» a quello sull’alta formazione. «Oggi – osserva – fare un master internazionale a Perugia è difficile. Abbiamo inoltre delle eccellenze ma dobbiamo investire di più sulla ricerca di base e aumentare il trasferimento tecnologico. L’università di Perugia deve essere sempre più inserita nel territorio ed essere percepita da questo come il motore che può aiutare la ripresa e la crescita dell’economia e dell’occupazione».

Il caos Rispondendo alle domande dei giornalisti in sala il preside di Ingegneria interviene su molti temi, anche sul caos degli ultimi mesi tra ricorsi al Tar ed elezioni rinviate da giugno a ottobre. Un periodo sul quale vorrà far luce ma non ora «perché adesso – osserva – è il momento di uscire dal pantano. Ma se sarò rettore darò vita ad una commissione di garanti per capire cosa è successo: come siamo arrivati a questo punto? Ci sono criticità del sistema o altro? Oggi però la polemica può essere strumentale. Non servono i processi in corso d’opera. Di certo non voglio più vedere l’Università sui giornali per motivi che non riguardino la didattica». Sulla possibile proroga di due anni per i docenti che hanno raggiunto i 70 anni Bidini è chiaro: «Non me la sento di togliere spazio ai giovani». Niente dogmi invece sulla convenzione firmata recentemente da Regione e Università. Bidini sul punto osserva che «ogni cosa è perfettibile, nulla è scritto col sangue. Se nascerà l’esigenza di entrare nel merito delle questioni previste dalla convezione nulla lo impedirà».

Non accontento tutti Un messaggio chiaro il preside lo manda anche al Senato accademico che, composto perlopiù da rappresentanti dei dipartimenti, «non dovrà essere – assicura – una semplice somma di interessi o un senato dei dipartimenti. Io dico no alle logiche di spartizione per tenere tutti i contenti». Infine le alleanze. Bidini fa capire che non stringerà accordi, «anche perché i colleghi non sono pacchi di voti da spostare e hanno autonomia di giudizio. Io non cerco nulla: se non sarò eletto, al massimo sceglierò in coscienza il candidato a me più affine».

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