di D.B.
Il provvedimento per dare vita ad un unico Ato regionale che detterà le regole in materia di acqua e rifiuti arriverà in giunta regionale entro la fine dell’anno. Ad annunciarlo, mercoledì mattina a Perugia nel corso della presentazione del nuovo laboratorio di analisi di Umbra Acque a Pian della Genna, l’assessore regionale alla Sanità Franco Tomassoni. «Abbiamo fatto una scelta di campo definitiva – ha detto – per la costituzione di un Ato unico con modulazione nel tempo. E’ una scelta difficile, che susciterà perplessità e contrarietà in varie sedi soprattutto per la gestione idrica. L’obiettivo – ha concluso – è economizzare la gestione di acqua e rifiuti: ci sarà una fase di transizione, con modalità e tempi che verranno decisi dal consiglio, ma la scelta definitiva è quella di accorpare i quattro Ati in un unico ente».
Le modifiche Il tutto avviene modificando l’articolo 69 del testo di riforma cosiddetta «endoregionale» che riguarda la soppressione degli Ati. Entro il 31 dicembre prossimo la giunta ha l’obbligo di presentare la proposta di legge di soppressione, all’interno della quale dovrà essere definito «un soggetto regolatore del servizio idrico integrato dimensionato in un unico ambito territoriale regionale». La decisione di creare un Ato unico per acqua e rifiuti era stata annunciata nelle scorse settimane dall’assessore Gianluca Rossi tramite un emendamento presentato in commissione. Con l’emendamento presentato da Rossi oltre al servizio idrico integrato il «soggetto regolatore unico» dovrà occuparsi anche della gestione integrata dei rifiuti. Nel testo originale invece era solo prevista una «semplificazione organizzativa dei quattro ambiti ottimali in maniera di rifiuti».
L’analisi sugli acquedotti Rimanendo in tema di acqua, più precisamente di acquedotti, secondo i dati forniti da Umbria Acque mercoledì i comuni sopra la media per quanto riguarda le «non conformità batteriologiche» sono 13 su un totale di 38. Le analisi hanno riguardato le acque potabili in rete e così, di fronte ad una media generale di «non conformità» del 2,98%, nel 2010 hanno sforato Città della Pieve (4,6%), Città di Castello (4,1%), Gualdo Tadino (4,6%), Gubbio (6,6%), Lisciano Niccone (7,9%), Marsciano (4,4%), Montone (6,3%), Passignano (3%), Pietralunga (11%), San Giustino (4,2%), Scheggia e Pascelupo, Todi (3,3%) e Valfabbrica (3,1%). Tra il 2007 e il 2010, segnala l’azienda, le percentuali di non conformità sono diminuite: 4.839 quelle registrate nel 2007 (136 mila i parametri indagati), numero che scende a 3.643 (con 141 mila parametri indagati) quattro anni dopo.
Il laboratorio e il sito Internet Il laboratorio occupa una superficie di circa 450 metri quadrati dove una equipe di otto ricercatori e tecnici, affiancata da studenti universitari, nell’ultimo anno ha analizzato circa 160 mila parametri per certificare la qualità dell’acqua potabile, controllare i cento impianti di depurazione e gli scarichi nelle fognature pubbliche. Nell’ anno precedente la costituzione della società Umbra Acque, avvenuta nel 2003, i parametri analizzati erano stati 26.753. Questo – è stato detto – per sottolineare il costante monitoraggio della qualità dell’ acqua che esce dai rubinetti, «più controllata» di quella nelle bottiglie di minerale. «L’acqua del sindaco – ha commentato l’ assessore Tomassoni – è sicuramente la più buona». Nei prossimi mesi inoltre verrà attivato anche un sito internet dove qualsiasi cittadino potrà controllare caratteristiche e qualità dell’acqua distribuita nella zona dove abita.

