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martedì 24 novembre - Aggiornato alle 18:07

Un nuovo «Curi» con 15 mila posti: ecco il progetto da 35 milioni. Il ruolo dello «Sblocca stadi»

Incontro tra Comune, Cdp e Credito sportivo: struttura sorgerebbe accanto a quella attuale e ospiterebbe anche spazi commerciali e concerti

La Curva Nord del «Curi»

di Daniele Bovi

Demolizione del vecchio «Renato Curi», costruito nel 1975 in poco più di quattro mesi, e costruzione di quello nuovo, interamente coperto, nell’area dove ora ci sono i campi di allenamento; il tutto per un investimento totale che si aggira intorno ai 35 milioni di euro. È essenzialmente questa l’idea, il nocciolo progettuale intorno al quale è ruotato l’incontro di giovedì tra Comune di Perugia, Cassa depositi e prestiti (l’istituzione finanziaria statale che gestisce il risparmio postale degli italiani) e l’Istituto per il credito sportivo, la banca pubblica che si occupa di sostenere progetti che ruotano intorno allo sport; quella che nel corso degli anni ha finanziato il 75% degli impianti sportivi del paese. Intorno al tavolo il sindaco Andrea Romizi, l’assessore allo Sport Clara Pastorelli, alcuni tecnici del Comune, quelli di Cdp (il cui ad è il perugino Fabrizio Palermo) e Andrea Abodi, presidente del Credito sportivo.

Il progetto Il nuovo impianto, per un totale di 15 mila posti al coperto, sorgerebbe nell’area dove ora ci sono i campi di allenamento ed è concepito come una struttura polifunzionale, in cui andrebbero accolti servizi commerciali e, sulla scorta di quanto accade in tantissime altre città, concerti; insomma, un qualcosa in grado di vivere non solo la domenica. Gli ostacoli, in un quadro in cui sembra essere definitivamente tramontata l’ipotesi di un restyling del vecchio stadio (giudicato obsoleto e bisognoso di pesanti interventi di manutenzione, per le quali servono risorse importanti), sono molti e di diverso tipo, non ultimo anche il minore appeal dovuto allo sprofondamento del Grifo in Lega Pro. Buona parte dell’incontro è ruotata intorno alla sostenibilità finanziaria dell’intero progetto e al reperimento delle risorse: quale sarà il ruolo di Cdp, Comune e Credito sportivo? Quest’ultimo, essenzialmente, eroga mutui a tassi agevolati e nei mesi scorsi si era parlato, tra le altre ipotesi, anche di un finanziamento annuale con una compartecipazione del Comune (ma sulle quote pare non ci fosse un accordo).

I nodi Molti sono poi gli strumenti finanziari che possono essere messi a disposizione degli enti locali dalla Cdp con la quale, poco prima delle ultime elezioni comunali, il Comune ha firmato un protocollo in base al quale, in estrema sintesi, Cdp mettere a disposizione le sue competenze per la realizzazione di uno studio di fattibilità. Da non dimenticare poi che alla fine del 2019, per analizzare i diversi scenari, Palazzo dei Priori ha anche commissionato all’Agenzia delle entrate una valutazione della stima dei valori di affitto e del diritto di superficie del «Renato Curi» e dell’area dell’antistadio, propedeutica ai diversi possibili scenari allora presi in considerazione. Nelle prossime settimane andranno avanti, intorno a questo nocciolo di progetto, le analisi urbanistiche e finanziarie e a breve dovrebbe tenersi un nuovo incontro con i tecnici. Quel che è certo è che, lasciando da una parte il capitolo della banda ultralarga, si tratterebbe dell’opera più importante sotto diversi punti di vista (non ultimo quello emotivo), realizzata in città dai tempi del Minimetrò e dello spostamento dell’ospedale; una di quelle che segnano per lunghissimo tempo il tessuto urbanistico.

Nuove norme Lo «Sblocca stadi» E a poche ore dall’incontro è arrivata una novità importante sul fronte legislativo. Le commissioni Affari pubblici e Affari costituzionali del Senato infatti hanno approvato l’emendamento al dl Semplificazioni passato alla cronaca come «Sblocca stadi» (il passaggio alla Camera non dovrebbe riservare sorprese). Un provvedimento atteso dal mondo del calcio con il quale, in sostanza, viene ridotto il ruolo delle sovrintendenze; in più «l’esigenza di preservare il valore testimoniale dell’impianto» diventa «recessiva rispetto all’esigenza di garantire la funzionalità ai fini di sicurezza, salute e incolumità pubbliche, nonché dell’adeguamento agli standard internazionali e della sostenibilità economico-finanziaria». Insomma, prima arriverebbero sicurezza e sostenibilità, e poi la «conservazione». E l’«esigenza prevalente» riguarderebbe anche la Via, ossia la Valutazione di impatto ambientale, e quelle di compatibilità paesaggistica. Norme che potrebbero dare una mano anche per il nuovo «Curi».

Twitter @DanieleBovi

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