Il mercato ambulante risente direttamente del cambiamento dei tempi che vede sempre meno italiani alle prese con la vendita diretta itinerante e più stranieri. A segnare in maniera significativa il settore è anche la vendita irregolare che crea concorrenza sleale e scoraggia la nascita di nuove bancarelle. Tuttavia la chiusura di saracinesche, anche nel periodo del covid, ha mitigato la crisi delle bancarelle, facendo defluire diversi commercianti dal negozio al gazebo. L’Umbria in questo quadro di movimenti che segnano profondamente il mercato continua a conservare una posizione di tutto rispetto. E’ infatti tra le prime regioni italiane quanto a incidenza del mercato ambulante sul totale. Gli umbri che vendono per strada sono 1.984 al 31 marzo, vale a die il 28, 5% del totale dei commercianti. La Sardegna che guida la classifica nazionale dell’incidenza degli ambulanti sul commercio, è al 34%, seguita dalla Toscana 33,9%, Calabria al 33,8%, Campania al 31,5%, Puglia al 31,2%, Sicilia al 30,6%, Abruzzo 28,9%, Lombardia 28,8% e quindi la nostra regioneal 28,5%. Gli stranieri occupano un ruolo sempre più centrale in questo settore, con prevalenza assoluta di marocchini, seguiti da Senegal, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Cina, Tunisia, India, Algeria, Ghana ed Egitto. I dati su base nazionale sono di Unioncamere – Infocamere, Movimprese. Nella provincia di Terni ci sono 153 imprese registrate, di cui il 75,8% nativi del territorio, Perugia invece ne ha 461 di cui il 69,8% nati e residenti in provincia

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