Nel 2024, secondo i dati del Ministero della Giustizia elaborati da ElabCensis, la regione Umbria registra 579 detenuti impegnati in attività lavorative all’interno del sistema penitenziario. In termini assoluti, la Lombardia guida la classifica con 3.264 detenuti al lavoro, seguita dalla Sicilia con 1.614, dalla Campania con 1.436 e dal Lazio con 1.104. Altri numeri significativi si osservano in Toscana (949), Piemonte e Abruzzo (824 ciascuna), mentre Emilia-Romagna registra anch’essa 579 detenuti lavoranti. Le regioni con il numero più basso di detenuti impiegati sono Valle d’Aosta (53), Molise (106) e Basilicata (108). Il totale nazionale dei detenuti al lavoro nel 2024 è di 21.235.

Se si considera il rapporto tra detenuti lavoranti e popolazione carceraria regionale, l’Umbria mostra una performance significativa. Con circa 1.100 detenuti presenti negli istituti umbri, la quota di persone impiegate nel lavoro detenuto è del 52,6%, una delle più elevate del Centro Italia. La Lombardia, pur avendo il numero assoluto più alto di lavoranti, vede una percentuale più bassa rispetto al totale dei detenuti, intorno al 41%, mentre Sicilia e Campania si collocano rispettivamente al 43% e 47%. Questo indicatore, che mette in relazione i detenuti lavoranti con la popolazione carceraria complessiva, offre una visione più equilibrata delle opportunità effettivamente disponibili per ciascuna regione.

Il confronto con gli anni precedenti evidenzia un trend positivo per l’Umbria: nel 2022 i detenuti lavoranti erano circa 520, con un incremento superiore al 10% in due anni. Anche a livello nazionale si registra una crescita graduale, confermando l’attenzione crescente verso il lavoro come strumento di reinserimento sociale e formazione professionale.

La classifica regionale in termini percentuali di detenuti al lavoro sul totale dei detenuti vede Umbria in una posizione di rilievo, davanti a regioni più popolose come Puglia e Calabria. Seguono Toscana, Lazio, Campania e Lombardia, mentre in fondo alla graduatoria si collocano Valle d’Aosta, Molise e Basilicata, dove la percentuale di detenuti impiegati resta molto bassa. Questo confronto evidenzia non solo il numero assoluto, ma anche l’efficacia delle politiche locali nella valorizzazione del lavoro carcerario.

Oltre ai numeri, la situazione delle carceri umbre presenta alcune criticità che incidono sul lavoro dei detenuti. Il sovraffollamento è un elemento rilevante: nell’istituto di Capanne, a Perugia, la capienza regolamentare è di 363 posti, ma risultano presenti 437 detenuti. Inoltre, circa due terzi dei detenuti ospitati provengono da altre regioni, un fattore che complica l’organizzazione di percorsi lavorativi continui e strutturati.

Nonostante queste difficoltà, il dato dei 579 detenuti lavoranti indica che l’Umbria ha sviluppato una capacità significativa di offrire opportunità lavorative in rapporto alla dimensione della propria popolazione carceraria. Il confronto con le regioni più grandi mostra sia il divario numerico che la possibilità di incremento, evidenziando come la regione possa ulteriormente rafforzare le collaborazioni con imprese, cooperative e terzo settore per rendere il lavoro detenuto uno strumento efficace di reinserimento sociale e professionale.

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