Una foresta può sembrare un ambiente pieno di vita, ma dietro l’apparente abbondanza si può nascondere un processo silenzioso ma allarmante: la perdita della biodiversità funzionale. Non si tratta solo della scomparsa visibile di specie animali o vegetali, ma di un indebolimento delle relazioni ecologiche che tengono in equilibrio l’intero ecosistema. Insomma la foresta diventa nel suo complesso, a partire da ogni singolo componente, più fragile.
Un recente studio, pubblicato su Nature Ecology & Evolution da un gruppo internazionale di scienziati, ha approfondito questo fenomeno nelle riserve naturali del nord del Portogallo. I ricercatori hanno scoperto che, pur essendo ancora presenti molte specie come cervi, volpi o cinghiali, la loro capacità di svolgere i ruoli ecologici essenziali si è ridotta notevolmente. Questo tipo di perdita, definita “defaunazione criptica”, è difficile da notare perché non comporta l’estinzione, ma altera in modo profondo il funzionamento dell’ambiente naturale.
Questa ricerca non può non interrogare l’Umbria che vanta la maggiore presenza di boschi con una intensità in rapporto al territorio tra le più alte in Italia e una crescita negli ultimi decenni della sua superficie. C’è una questione di protezione del valore che ci riguarda e che richiede conoscenza e azione di difesa tempestiva.
Per spiegare questa dinamica, gli studiosi hanno usato un approccio innovativo, basato su reti di fototrappole e analisi dettagliate dei comportamenti e delle interazioni tra gli animali. È emerso che la varietà delle funzioni ecologiche è diminuita, rendendo l’habitat meno resiliente e più vulnerabile agli shock ambientali, come incendi, cambiamenti climatici o specie invasive.
In pratica, è come se in un’orchestra gli strumenti fossero tutti presenti, ma molti non suonassero più, o suonassero male. Il risultato è un’armonia compromessa, che mette a rischio l’intero concerto della natura.
Gli autori della ricerca propongono quindi di andare oltre i tradizionali indicatori di biodiversità e includere anche strumenti per valutare la complessità funzionale degli ecosistemi. Solo così sarà possibile intercettare per tempo i segnali nascosti di deterioramento ecologico e adottare misure efficaci per proteggerli davvero.
