Un autobus di UM (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi

Via da Roma Tpl il prima possibile, anche se l’impresa sarà tutt’altro che semplice. Ad annunciarlo, lunedì nel corso di un’audizione di fronte al Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale del consiglio regionale, è stato il presidente di Umbria mobilità Lucio Caporizzi. Prima, però, va incamerata la montagna di crediti verso l’azienda romana, la cui mancata riscossione ha contribuito a spingere UM verso la crisi. I pagamenti da parte di Roma Tpl sono fermi alla fine del 2013: fino a quel momento sono rientrati nelle casse dell’azienda di Pian di Massiano 9,5 milioni su oltre 50. A far ben sperare c’è il fatto che a breve dovrebbe risolversi la questione debitoria tra Atac e Roma Tpl, una partita da oltre 100 milioni di euro che se vinta darebbe di conseguenza ossigeno prezioso anche a Umbria mobilità.

Le fideiussioni Ad ostacolare la possibile uscita di UM da Roma Tpl c’è però anche la montagna fideiussoria costruita nel corso degli anni. Come hanno accertato i revisori dei conti, oltre 150 milioni in gran parte provenienti dal periodo precedente la costituzione dell’azienda unica. Per quanto riguarda la gestione romana, 37 milioni arrivano da garanzie rilasciate a favore del Comune di Roma per la cauzione dell’appalto vinto (dal 2010 al 2018): garanzia proporzionale alla durata del contratto con importo che andrà ad azzerarsi a fine appalto; 8,3 milioni a favore di Ifitalia per operazione di factoring su fatture emesse da Roma tpl al Comune; 5,5 milioni per il subentro nei contratti di leasing per l’acquisto degli autobus e per lo svolgimento del servizio su Roma; 3,3 come garanzia del pagamento di alcune obbligazioni; infine 70 milioni con una lettera di patronage a favore della Unicredit factoring per i crediti di Roma tpl vantati nei confronti del Comune. Quattordici invece i milioni di garanzie che riguardano Minimetrò Perugia.

Dismissioni Un dossier, quello delle fideiussioni, da affrontare quindi con molta attenzione e che non dovrà diventare un motivo di ulteriore sofferenza finanziaria da parte di Umbria mobilità Holding, la società frutto dello scorporo che si occuperà di gestire il patrimonio, le partecipate, le posizioni debitorie e che potrà avere compiti di agenzia per la gestione del contratto di servizio. «Per quanto riguarda le dismissioni – ha detto Caporizzi – stiamo cercando di uscire da varie società che erano state create in passato, ma la situazione più complicata rimane quella di Roma Tpl. La nostra intenzione non è solo quella di recuperare i debiti, cosa che metterebbe in sicurezza i conti di Umbria mobilità Spa; ma è nostro interesse anche uscire dalla società ed essere liquidati. Entro la fine dell’anno speriamo che si risolva la questione debitoria di Atac verso Roma Tpl, a quel punto sarebbe possibile immaginare una nostra uscita».

Venti giorni Caporizzi ha poi spiegato che Busitalia, la società del gruppo Trenitalia che nei mesi scorsi ha acquistato il 70% di UM Esercizio, dopo l’assemblea dei soci che ha deliberato la vendita del restante 30% ha 20 giorni di tempo per versare il dovuto. Come scritto negli atti di gara infatti, di fronte alla decisione dei soci di esercitare l’opzione di vendita Busitalia ha l’obbligo di comprare l’ultimo pacchetto di azioni, valutato 11,7 milioni di euro. «I soci – ha concluso il presidente – hanno deciso che lo sforzo finanziario richiesto per mantenere la quota di proprietà era eccessivo, e che era meglio puntare ad aumentare la qualità dei servizi, visto che il 70% dei servizi fa capo ai soci stessi. Il prossimo passaggio importante, infatti, sarà la gara per il contratto di servizio e molto del futuro di Umbria Mobilità dipenderà da quante risorse ci verranno messe».

Twitter @DanieleBovi

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