di Dan. Bo.
La ricapitalizzazione di Umbria Mobilità è su un binario morto. Potrebbe essere questa la sintesi dell’audizione dei vertici dell’azienda unica regionale dei trasporti andata in scena mercoledì mattina a palazzo Cesaroni. Di fronte ai membri della Seconda commissione infatti, il direttore amministrativo Mauro Proietti ha spiegato che «attualmente, a distanza di 4 mesi dall’insediamento del nuovo management, l’iter è ancora al punto di partenza. Ad oggi soltanto la Regione ha versato il capitale, mentre gli altri enti hanno rimandato l’operazione all’approvazione del bilancio 2013». Insomma, la ricapitalizzazione è ferma e, come visto di recente, pagare ogni mese gli stipendi, mentre UM con una nota spiega che in seguito al comunicato dei sindacati dei giorni scorsi potranno verificarsi «sporadiche irregolarità», è impresa tutt’altro che facile.
Le delibere Con le loro delibere gli enti soci devono dare il via libera, per la parte che compete loro ovviamente, all’aumento di capitale e alla lettera di patronage. Lettera con cui i soci si impegnano verso le banche che dovrebbero garantire un maxi-prestito da 25 milioni di euro. Sempre per quanto riguarda il futuro di UM poi è stata ribadita «la centralità» del piano regionale dei trasporti che la giunta sta elaborando. Piano che si intreccia con le azioni di razionalizzazione delle corse, che si traduce con uno stop agli autobus vuoti. Nel corso dell’audizione è emersa la scelta di intervenire sulle corse di inizio e fine giornata perché questo porta alla riduzione dei turni da gestire anche attraverso l’esubero di un monte ferie accumulato dal personale nel corso degli anni.
Servizi da eliminare «Se alcuni servizi esistenti risultano inutili – è stato detto in audizione dal management -, quelle percorrenze vanno eliminate. Per le aziende di trasporto pubblico, che solitamente non guadagnano, l’obiettivo rimane quello del raggiungimento dell’equilibrio di bilancio. Attualmente, la società, più di ogni altra cosa, sta cercando di mettere a posto il conto economico. Per raggiungere un incremento dei ricavi stiamo mettendo in atto una attenta rivisitazione dei servizi. Sul versante dei costi ci stiamo muovendo in mezzo a molteplici problematicità».
Nervi saldi Da parte sua il nuovo amministratore delegato Franco Viola ha ricordato il taglio dei compensi degli attuali amministratori e che le difficoltà arrivano sostanzialmente dai mancati pagamenti di Comune di Roma e Regione Lazio. In corso di elaborazione c’è il piano di rientro emerso nelle scorse settimane: «Importante mantenere i nervi saldi perché la soluzione non è quella di far “saltare” Roma Tpl, ma ottenere da essa un piano di rientro e su questo stiamo facendo ottimi passi in avanti». Viola ha poi auspicato, così come vuole il piano di salvataggio messo a punto dagli advisor, l’ingresso di un socio privato e ha chiesto «di mettere mano in modo urgente» alla manutenzione straordinaria delle ferrovie. Ferrovie che dovranno garantire, senza sovrapporsi alla gomma, servizi più in linea con le esigenze degli umbri «ai quali va garantita maggiore velocità negli spostamenti».
Il dibattito Nel corso del dibattito molte le riserve e i dubbi messi sul tavolo dai consiglieri. E così, se da una parte Chiacchieroni chiede alla giunta la bozza del Piano trasporti, Barberini è dubbioso sulla lettera di patronage («che sostanzialmente non impegna gli enti») mentre De Sio (Fratelli d’Italia) critica alla radice la scelta che ha dato vita all’azienda unica. All’orizzonte invece Brutti intravvede una «svendita» di UM «preparata» come da una sorta di «eccessiva drammatizzazione della situazione». Secondo il segretario regionale dell’Idv UM ha ottimi contratti, che però non vengono onorati, e «pessimi in Umbria» principalmente a causa dei bassi corrispettivi pagati dai Comuni e che quindi devono essere innalzati. Infine Brutti chiede che sia la Regione a intervenire con un maxi-prestito ponte che UM dovrà restituire. Soldi che potrebbero essere presi dai fondi per il Tpl garantiti di recente dal governo.
