di Daniele Bovi
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Non bastasse il caos legato alla mancata erogazione degli stipendi e alla vendita dell’azienda, dentro Umbria mobilità c’è ora il pasticcio del contratto dell’amministratore delegato Franco Viola. Nominato nel novembre 2012 presidente del nuovo cda, l’azienda ha stipulato con Viola un contratto da dirigente a tempo indeterminato che molte polemiche ha scatenato visto il compenso (circa 200 mila euro). Il problema è che da luglio questo contratto è stato stracciato: una delle persone che mirava a quel posto infatti ha presentato un ricorso al Tar contestando la mancata procedura pubblica. A Pian di Massiano a quel punto si accorgono del pasticcio e, agendo in autotutela, nel luglio scorso il contratto da dirigente viene annullato, con Viola che però è rimasto al vertice del cda continuando ad incassare lo stipendio.
L’interpellanza A raccontare tutta la storia è il consigliere regionale dell’Idv Paolo Brutti attraverso un’interpellanza alla giunta regionale. Il segretario regionale dell’Idv chiede alla giunta Marini «quali provvedimenti intenda porre in essere per far cessare questo gravissimo stato di cose – scrive – e se non ritenga necessario trasmettere gli atti della presente questione alla Procura della Corte dei Conti». In più il consigliere chiede all’esecutivo se non ritenga necessario rivolgersi anche alla procura della Repubblica «ricorrendo il potenziale rischio – dice Brutti – di una connivenza in seno al cda» al fine di far conseguire a Viola un illecito arricchimento.
Contratto nullo Secondo Brutti l’azione in autotutela del cda dovrebbe portare all’annullamento del contratto, avendo efficacia retroattiva, e avrebbe come conseguenza immediata lo stop all’erogazione dello stipendio. «Il cda – spiega – dovrebbe richiedere all’ad la restituzione delle retribuzioni percepite sin dall’inizio, in virtù di un rapporto di lavoro illegittimo». Uno stipendio che Viola continua ad incassare perché secondo il consiglio di amministrazione l’ad può avvalersi delle disposizioni contrattuali relative al mancato preavviso in caso di licenziamento, il quale afferma che in un contratto a tempo indeterminato, la volontà di chiudere il rapporto col dirigente e procedere quindi al licenziamento, deve essere preceduta da un preavviso di un numero di mesi da calcolarsi in base all’anzianità del rapporto di lavoro.
Non è un licenziamento Se questa tempistica non c’è, a Viola toccherebbe un importo pari allo stipendio che avrebbe percepito durante il periodo di preavviso. Ma in questo caso non si tratta di un licenziamento bensì, dice Brutti, «di un annullamento d’ufficio in via di autotutela del provvedimento di assunzione, con effetto retroattivo, che per sua natura elimina gli effetti sin dall’origine». Al massimo Viola potrebbe mantenere il ruolo di amministratore delegato ma non quello di dirigente percependo così, ricorda Brutti, al massimo il 50% della retribuzione di un consigliere regionale così come stabilito da una legge regionale varata nell’aprile del 2012.
