di Daniele Bovi
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L’aumento s’ha da fare. Umbria mobilità attende infatti per gli ultimi giorni della settimana molte delibere di giunta dalle amministrazioni comunali interessate dalle proposte di aumento. Come scritto in una lettera di fine luglio a 30 municipi infatti, corse urbane di Perugia a parte (qui il biglietto costa 1,50 euro) là dove la ‘semplice’ costa un euro il rincaro preventivato è del 30%. Il biglietto passerà così da un euro a un euro e trenta e nel pacchetto è previsto anche un 10% in più per gli abbonamenti scolastici. Proposta, quest’ultima, che fa storcere il naso a molti e sulla quale in primis la Provincia di Perugia (primo socio di UM) cercherà di resistere. Nella lettera era indicato martedì come termine ultimo per dare vita alle delibere ma in realtà, spiegano dall’azienda, la data fungeva da indicazione non perentoria. Di certo UM attende sui tavoli il placet delle amministrazioni entro l’inizio del nuovo anno scolastico.
I dettagli Più care saranno anche per le corse extraurbane che, come noto, sono determinate a seconda dei chilometri percorsi. Per la prima fascia il rincaro dovrebbe essere di 30 centesimi, mentre con l’aumentare del percorso la percentuale del ritocco scende. Da tutto questo pacchetto di aumenti la società si aspetta 2,5 milioni di incassi in più all’anno. Un ritocco che va fatto perché come ribadito dal governo Monti con la Legge di stabilità 2013, progressivamente va raggiunto il rapporto del 35% tra costi e ricavi. Ovvero, il biglietto deve coprire più di un terzo dei costi e l’Umbria è lontana dal traguardo. Con questa manovra la regione non raggiungerebbe comunque la percentuale indicata ed è per questo che il pacchetto di aumenti rappresenta solo il primo step di una serie di azioni per centrare il risultato nel corso dei prossimi anni, quando il servizio nella regione sarà svolto, se la gara filerà liscia, o da Busitalia o dai francesi di Ratp che sono in corsa per l’acquisto del 30% di UM Esercizio.
Il gap Il gap tra costi e ricavi è diverso a seconda delle zone della regione ma complessivamente il tasso di copertura si aggira intorno al 20%. Sen no si alza questo rapporto scattano le sforbiciate alla quota del Fondo nazionale per il tpl che oggni anno viene ripartito tra le Regioni. Un danno che ammonterebbe per l’Umbria al 10% ovvero, applicando la decurtazione all’ultimo riparto, a circa 10 milioni di euro. Il no ai ritocchi si tradurrebbe in un taglio dei chilometri percorsi (oltre ai due milioni in meno già decisi a giugno). Alternative percorribili quindi per le amministrazioni sembrano non esserci e tutta la ‘resistenza’ potrebbe attestarsi sul fronte degli abbonamenti scolastici.
