La protesta dei lavoratori di UM (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Sono stati circa un centinaio i lavoratori di Umbria Mobilità che venerdì mattina hanno dato vita ad un corteo di protesta partito da piazza Italia e terminato sotto palazzo dei Priori, sede del Comune di Perugia. Mentre l’assemblea dei soci slitta di una decina di giorni per permettere a tutti gli enti di approvare le delibere con cui si dà via libera a piano di risanamento e aumento di capitale, le sigle sindacali ottengono l’incontro chiesto da settimane. L’appuntamento è fissato per lunedì pomeriggio alle 16.30.

Lunedì l’incontro Appuntamento nel corso del quale i rappresentanti dei lavoratori dell’azienda unica dei trasporti metteranno sul tavolo una serie di richieste: impegni precisi per il superamento della grave situazione di crisi finanziaria, garanzie sul pagamento degli stipendi e sul fatto che UM deve rimanere pubblica, eliminazione degli sprechi, un’azione «incisiva» per il recupero dei 60 milioni di crediti romani, dismissione delle società partecipate in perdita. Da ultimo i sindacati unitariamente chiedono che vengano promosse azione di responsabilità individuali nei confronti «dei fautori del disastro». Cioè nei confronti del vecchio management. «Naturalmente – spiegano -, nel caso non dovessero arrivare risposte alle richieste avanzate, i lavoratori e i sindacati metteranno in atto ulteriori forme di protesta, senza aspettare il 10 febbraio per sapere se gli stipendi saranno pagati normalmente».

CACCIA AI SOLDI TRA I SOCI, COSI’ LE VARIE DELIBERE

Il corteo Il corteo si è snodato nella massima tranquillità: l’unico politico che ha interloquito coi lavoratori è stato il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi. Una discussione a tratti accesa dove il presidente, che giovedì insieme al consiglio provinciale ha approvato la delibera con cui, tra le altre cose, si bloccano per due mesi rate del pagamento del prestito-ponte da parte di UM, ha ribadito l’impegno dell’ente e che, a suo avviso, certe esternazioni nei mesi scorsi non abbiano fatto bene in un momento in cui occorreva invece tranquillizzare il sistema bancario che deve concedere il maxi-prestito da 25 milioni di euro.

FOTOGALLERY: IL CORTEO

Bravi: chi ha sbagliato paghi «Nonostante il freddo – dice a Umbria24 il segretario regionale della Cgil Mario Bravi – la temperatura è molto alta. La Cgil farà di tutto per contribuire a mettere in sicurezza l’azienda e lunedì pomeriggio chiederemo risposte chiare. Di certo le colpe dovranno essere pagate dal management che ha fatto scelte sbagliate». «A rischio – dice poi Nicoletta Polidori della Faisa Cisal – ci sono gli stipendi di 1.300 lavoratori, senza considerare le difficoltà delle aziende dell’indotto che non riescono ad incassare il dovuto. Così si va verso il blocco totale».

VIDEO: LE INTERVISTE 

La manutenzione Un concetto che a microfoni spenti ripete un altro sindacalista: «Molti lavoratori – dice – vorrebbero scioperare e bloccare ma tanto se si va avanti così si bloccherà la manutenzione con autobus e treni che non potranno uscire». Ad oggi, secondo il piano di risanamento pubblicato da Umbria24, i debiti verso i fornitori ammontano a circa 30 milioni di euro che il piano vorrebbe fossero spalmati lungo due anni. Un tema, quello della manutenzione e della sicurezza, sul quale interviene anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani: «L’ad e il cda – dice il consigliere – hanno il dovere di rassicurare immediatamente a riguardo le comunità umbre o alternativamente ridurre le corse. La sicurezza delle cittadine e dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare di rassicurazioni di facciata a scopo politico. A tal proposito è stata presentata in data odierna una interrogazione a risposta immediata».

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