Umbria Mobilità (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
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Sul mercato finirà fino al 70% di Umbria mobilità, qualcosa in più rispetto a quanto stabilito nei mesi scorsi. E’ questo uno dei punti messi neri su bianco lunedì pomeriggio nel corso dell’assemblea dei soci dell’azienda unica regionale dei trasporti. Al centro del tavolo i criteri per individuare il partner industriale al quale vendere il pacchetto di controllo della società. Così se nei mesi passati sembrava che la percentuale massima di azioni alla quale Regione, Comune e Provincia di Perugia, Comune di Spoleto e Comune e Provincia di Terni volessero rinunciare fosse del 66%, ora l’asticella viene fissata un po’ più in su.

I criteri Nel corso della lunga riunione come detto è stato dato il via libera ad una serie di linee guida che serviranno per trovare il nuovo socio. Operazione che andrà fatta attraverso la preparazione di un bando, che darà vita ad una gara a livello europeo, nel quale confluiranno proprio le linee guida di cui sopra. Prima di tutto quello che i soci cercano è un partner con dimensioni molto più grandi di quelle UM sia in termini di mezzi che di dipendenti; la strada poi sembra essere chiusa per quei raggruppamenti costituiti ad hoc e per chi non abbia lunga esperienza industriale sul campo. In un primo momento poi verrà sondato il terreno per capire chi (Trenitalia attraverso Busitalia?) potrà essere interessato a partecipare.

I soldi degli enti Una buona parte della discussione inoltre è stata occupata da un tema molto delicato. Sul tavolo è infatti finita la questione degli oltre nove milioni di euro che alcuni enti soci non hanno versato alla società per i servizi svolti. Soldi la cui mancanza, insieme agli altri problemi finanziari di cui soffre la società, mettono a rischio il pagamento degli stipendi come accaduto anche questo mese. E così proprio mentre tra lunedì e martedì dovrebbero essere pagati gli emolumenti ai circa 1.500 lavoratori, nelle stesse ore dal tavolo dei soci emerge un fatto: che attualmente quei soldi nelle casse degli enti non ci sono. Secondo i conti fatti venerdì dai sindacati quegli oltre nove milioni di euro sono così suddivisi: due nel bacino uno, ossia la zona del Perugino, 2,8 nel bacino due (Spoletino-Folignate) e 4-5 nel bacino tre, ossia nel Ternano. Un problema che fa tornare d’attualità quanto deciso dalla giunta regionale a marzo, ovvero l’erogazione diretta all’azienda dei fondi per il Tpl, senza il rischio che si perdano nei meandri degli enti locali che poi dovrebbero darli a UM per i servizi svolti.

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