di Daniele Bovi
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Due sicure, con l’incognita di una terza all’ultimo secondo. Secondo quanto trapela da Umbria Mobilità sarebbero due le aziende interessate a rilevare almeno il 70% di UM Esercizio, la srl frutto del recente scorporo che si occuperà della gestione del servizio di trasporti nella regione. Lunedì scadono i termini per partecipare alla prima fase della vendita della società, martedì si apriranno le buste. Le due aziende sarebbero Busitalia, del gruppo Ferrovie dello Stato, e i francesi di Ratp Group (Régie Autonome des Transports Parisiens). Un gigante a capitale pubblico da 56 mila dipendenti, oltre 330 milioni di utili netti e che si occupa di trasportare un enorme numero di passeggeri su bus, treni e metropolitane a Parigi e nella regione dell’Ile de France ma non solo. Nel corso degli anni infatti (la società è stata fondata nel 1948) gli affari della società, che ha una partecipazione in Transdev, si sono notevolmente espansi arrivando a toccare, oltre l’Europa, l’Asia, l’Africa e le Americhe.
Colosso francese Affari che sono stati fatti anche in Italia: a Genova (Azienda mobilità e trasporti), Firenze (Autolinee toscane), Belluno (Dolomiti Bus) e attraverso Ferroviaria italiana in alcune zone della Toscana. Una lista alla quale potrebbe aggiungersi anche l’Umbria. Le due società, Busitalia e Ratp Group, hanno chiesto in queste settimane numerose informazioni a Umbria Mobilità ma non è detto, come accennato, che lunedì all’ultimo secondo possa arrivare anche un terzo soggetto. Vista le caratteristiche chieste dai soci di Umbria Mobilità, questa terza società potrebbe arrivare dalla Germania attraverso una delle società controllate da Deutsche Bahn, principale azienda di trasporti tedesca. Da martedì, con l’apertura delle buste, scatterà la seconda fase della vendita che prevede, nell’ordine, la spedizione dell’invito a presentare l’offerta, la presentazione vincolante e, infine, la valutazione e l’aggiudicazione. Un percorso che si dovrebbe concludere entro la fine dell’anno.
Consiglio straordinario Del caso Umbria Mobilità si è poi discusso venerdì a palazzo Cesaroni dove il presidente dell’assemblea regionale Eros Brega potrebbe convocare una seduta straordinaria dedicata alla situazione dell’azienda di trasporti prima della pausa estiva. Rispondendo a Maria Rosi (Pdl) che in una nota lamentava «l’annullamento della seduta del 30 luglio in cui si sarebbe dovuta affrontare la questione» attraverso una mozione presentata dalla consigliera e da Massimo Mantovani (Pdl), poi «fatta propria dal gruppo Pdl», Brega ha spiegato che non c’è stato alcun annullamento. Il presidente infatti ha riferito della richiesta del Pdl, arrivata giorni fa, di sostituire la mozione su UM con una sull’attuazione della legge sulla semplificazione. «Qualora i firmatari della mozione su Umbria mobilità – assicura Brega – intendano discutere il proprio atto anche prima della pausa estiva, il sottoscritto non ha alcun problema a porre la questione nella prossima seduta dell’Ufficio di presidenza fissata per lunedì prossimo e, previo accordo con la Conferenza dei capigruppo, convocare una seduta straordinaria del consiglio». Idea, quella del consiglio straordinario, che piace a Paolo Brutti (Idv): «Esiste anche – dice – un’interpellanza urgente dell’Italia dei valori sul medesimo argomento da inserire nell’ordine del giorno».
I sindacati «La situazione di Umbria Mobilità – spiega Brutti – è talmente delicata e il ruolo della Regione così importante che pare davvero opportuno affrontare i temi sul tappeto prima delle ferie. Occorre considerare che in ballo non ci sono solo centinaia di posti di lavoro, ma eventuali aumenti di tariffe a danno dei cittadini più esposti. Si tratta di microtasse quotidiane che, sommate in un anno, rappresentano cifre insostenibili per chi, già oggi, non ce la fa più». Venerdì inoltre sono tornati a farsi sentire i sindacati attraverso una nota congiunta firmata dai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil. Mario Bravi, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini chiedono ai soci un incontro prima delle quattro ore di sciopero già fissate per il sette agosto. In quella sede i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero chiedere agli enti locali di pagare regolarmente i corrispettivi dovuti (in cassa mancano otto milioni), alla Regione di giocare un ruolo forte politico ed economico. Oltre a ciò lo scopo è quello di riuscire a sottoscrivere l’ormai famoso protocollo del 6 giugno, che conteneva, in vista della vendita, garanzie per i lavoratori e gli utenti.
