di Daniele Bovi
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Nel bilancio 2012 di Umbria mobilità, approvato venerdì dall’assemblea dei soci e chiuso con un passivo da otto milioni di euro, non c’è solo la preoccupazione per i numeri ma anche quella per i mezzi della società. Una delle tante conseguenze prodotte dalla situazione finanziaria critica dell’azienda è infatti la quasi impossibilità di fare investimenti per rinnovare il parco mezzi e per mettere mano alla rete ferroviaria. Interventi che, leggendo le pagine della relazione sulla gestione allegata al bilancio e redatta dal presidente Lucio Caporizzi e dall’ad Franco Viola, non paiono più rinviabili. Le criticità finanziarie, scrivono i due, hanno provocato l’impossibilità di fare investimenti in un quadro dove si sottolineano le «condizioni di particolare precarietà per il parco autobus e per la infrastruttura ferroviaria». Per i bus qualcosa, poco, potrà essere fatto nel corso del 2013 dando vita ad una gara per comprarne 11.
Interventi necessari Un rinnovo «modesto» mentre uno più incisivo «risulta sempre più necessario». Più complessa, data la vastità e non solo, è la questione della rete ferroviaria regionale. Da una recente ricognizione fatta durante un incontro tra Regione e azienda e di cui si fa cenno nella relazione di Caporizzi e Viola, a disposizione pare ci siano 16,8 milioni di euro. Soldi che dovrebbero essere investiti per «esigenze di interventi manutentivi che, seppure con indispensabile gradualità, non possono essere ulteriormente procrastinabili». Nel corso dell’assemblea dei soci questi ultimi oltre ad approvarlo ne hanno apprezzato «lo spirito serio» e «l’operazione di ripulitura fatta». In particolare infatti sono stati svalutati una serie di crediti ormai giudicati difficilmente esigibili e di quote di partecipazione. La svalutazione delle partecipazioni vale 126 mila euro, mentre quella dei crediti verso le partecipate 1,5 milioni. E per una fetta delle partecipate poi (Ergin, Ecoè, Genzano parcheggi, Umbria incoming, Lazio mobilità) è partito il processo di liquidazione. Insomma, si tagliano i rami secchi.
Il quadro Nel bilancio poi, tra le cui pieghe spunta anche il crollo dei proventi delle multe (dai 522 mila euro del 2011 ai 183 mila del 2012), viene ricostruito da Caporizzi e Viola tutto quello che è successo nel corso di questi mesi. Il punto di partenza è lo «squilibrio strutturale» in cui UM è nata, dovuto a prezzi dei biglietti e corrispettivi chilometrici giudicati troppo bassi. Se poi si aggiungono quei crediti romani (il piano di rientro citato nel bilancio prevede 20 milioni nel 2013 e almeno 10 nel 2014 e altre rate fino al saldo complessivo), «immobilizzati per periodi temporali – è scritto – notevolmente superiori a livelli di ragionevolezza», ecco che la situazione diventa «critica». Al momento poi «non ha inciso» il piano dei due advisor non tanto per colpa dei due professionisti scelti quanto per la serie di operazioni andate a vuoto.
Niente ricapitalizzazione Della famosa ricapitalizzazione da 25 milioni di euro infatti non se n’è saputo più nulla (solo la Regione, sottolineano Viola e Caporizzi, ha fatto il suo versando i 5 milioni necessari), così come non sono mai arrivati i 25 milioni del prestito ponte che le banche avrebbero dovuto garantire. Banche per nulla convinte dalle lettere di patronage predisposte dagli enti soci che evidentemente, ad avviso degli istituti di credito, garantivano assai poco. Tutti fattori che nel corso del 2013 «hanno accentuato le difficoltà» vissute dall’azienda. Secondo Viola e Caporizzi, che più volte comunque riconoscono «l’impegno» profuso dai soci, la ricapitalizzazione, insieme ad una «più equa quantificazione della remunerazione per i servizi svolti» e il nuovo partner (hanno manifestato il loro interesse due giganti del settore come Busitalia e i francesi di Ratp Group) sono operazioni «che non possono attendere oltre».
Prestito non risolutivo Viola e Caporizzi parlano poi con un certo disappunto del taglio dei chilometri scattato a giugno con l’entrata in vigore dell’orario estivo. Un taglio dovuto al mancato ritocco all’insù dei corrispettivi: una soluzione che nel complesso «penalizza fortemente la società». Nel complesso una situazione che «si aggrava» e «non è più sostenibile» tanto che l’azienda «non è in grado di assolvere» ai suoi doveri finanziari. E sebbene la Regione, dicono, abbia fatto il suo anche erogando anticipazioni di cassa per tredici milioni (da restituire entro il 2013), questo prestito «non è risolutivo», cioè non basta a far navigare la barca in acque relativamente tranquille da qui alla fine delle operazioni di vendita, cioè entro la fine dell’anno. Nelle ultime ore infine è arrivata la conferma che lunedì mattina sindacati e soci si vedranno per scongiurare lo sciopero di quattro ore (dalle 17.30 alle 21.30) indetto dai rappresentanti dei lavoratori per il 7 agosto.
