La società verserà giovedì ai lavoratori un acconto sulla mensilità di luglio

di Daniele Bovi

Sessantatre milioni di euro. A tanto ammontano, stando al bilancio 2010 di Roma Tpl, l’azienda controllata in parte da Umbria Mobilità che gestisce il mega-appalto romano da 29 milioni di chilometri e 800 milioni di euro, le garanzie fideiussorie rilasciate dalla società nei confronti di Comune di Roma e Atac. Garanzie (si parla di circa 115 milioni complessivi, ma il dato non è certo) planate martedì sul tavolo di palazzo Donini nel corso dell’incontro tra Regione, soci e azienda e sulle quali la presidente Catiuscia Marini vuol vederci chiaro.

Spedite tre lettere La Regione infatti, stando a quanto emerso, non sarebbe stata al corrente delle garanzie prestate. E così la Marini mercoledì ha preso carta e penna e ha inviato tre lettere: due al cda e al collegio sindacale di Umbria Mobilità e una ai vertici di Roma Tpl Scarl. Lettere in cui si chiedono «complete ed esaurienti informazioni circa l’importo e la natura di garanzie che Umbria Tpl e Mobilità Spa ha prestato ad altri soggetti». In più la presidente chiede di conoscere i «crediti vantati direttamente o indirettamente dall’azienda, con particolare riferimento alla sua operatività diretta o indiretta nel Comune di Roma, e in che modo Umbria tpl intende muoversi per ottenere il pagamento dei crediti».

L’IPOTESI SCORPORO

Informazioni esaurienti Sull’ultimo punto, stando ad alcune fonti l’azienda non avrebbe fatto un decreto ingiuntivo per riscuotere gli almeno 49 milioni di euro che Comune di Roma e Regione Lazio devono versare, mentre alcuni pagamenti sono avenuti sì, ma a 220 giorni. Secondo altri invece ci sarebbe un lodo arbitrale in corso. A Roma Tpl invece la Marini chiede di «fornire esaurienti ed adeguate informazioni in merito alla situazione economico finanziaria a tutela degli interessi della Regione». E a tutela di quelli di Umbria Mobilità che, come scritto martedì, potrebbe essere «scorporata» dalle realtà romane per essere salvata.

Le garanzie Tornando alle garanzie fideiussorie, secondo l’ultimo bilancio reperibile di Roma Tpl dei 63,1 milioni di euro 36,9 sono stati rilasciati «nell’interesse del Comune di Roma – si legge a pagina 33 – per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico urbano avente durata di otto anni». Gli altri 26,2 milioni di euro sono stati rilasciati invece «nell’interesse della società Atac Spa per l’acquisto dilazionato del parco macchine».

I soldi Al centro di tutto dunque ci sono i soldi. Specialmente quelli che mancano. L’azienda martedì pomeriggio ha bussato cassa a palazzo Donini chiedendo 20-25 milioni per tamponare la situazione di emergenza. Un’operazione non di facile attuazione: Umbria Mobilità non è una società in house, la Regione non è neanche il socio di maggioranza e poi, si chiedono a palazzo Donini, quali garanzie ci sarebbero sulla restituzione? La porta non è chiusa del tutto ma i dubbi degli uffici tecnici sono molti: la società, spiegano, è indebitata e la Regione lamenta carenza di adeguati strumenti di controllo sulla gestione. Per deliberare un’operazione di questo tipo comunque servirebbe una «leggina» apposita mentre in campo, tra le ipotesi, ci potrebbe essere anche quella di un aumento di capitale. Ma sul piatto ci sono anche i soldi che la Regione dovrebbe, secondo alcuni, ancora versare all’azienda: tra gli otto e i dieci milioni che arrivano in parte dal pignoramento Cogemar (vedi la realizzazione dei sottopassi Fcu, soldi sequestrati dal giudice che ha vietato a palazzo Donini di versarli) e in parte da quote del finanziamento del contratto collettivo e dei precedenti rinnovi. La partita, come si vede, è delicata e intricata con la Regione che rivendica di non dover un centesimo a Umbria Mobilità e che, sulle ultime due voci, ritiene siano frutto di ipotesi non suffragate da alcuna norma.

Stipendi La giornata di mercoledì ha invece riservato una buona notizia per i 1.300 lavoratori di Umbria Mobilità: la società, già nella gionata di giovedì, verserà 800 euro come anticipo sullo stipendio di luglio che verrà saldato l’8 agosto. Sempre nella giornata di giovedì azienda, enti proprietari e sindacati si siederanno alle 15.30 intorno al tavolo convocato a Terni, a palazzo Spada, per fare il punto della situazione. Al termine dell’incontro, mentre rimane stabile il presidio perugino, si terrà un giro di assemblee negli stabilimenti dell’azienda per informare i lavoratori: si parte giovedì alle 21 a Terni e si prosegue, sempre allo stesso orario, venerdì a Spoleto e lunedì a Perugia.

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