di Daniele Bovi
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Due ore per limare le due pagine di impegni che costituiscono il tanto sospirato protocollo d’intesa tra i soci di Umbria mobilità e i sindacati firmato martedì mattina nella sede dell’azienda di trasporti. Una firma arrivata nel corso del summit chiesto nei giorni scorsi dai sindacati che, per far sentire più forte la loro voce, avevano dato vita il sette agosto ad uno sciopero di quattro ore che ha visto alti livelli di partecipazione (il 90% a Terni e circa l’80% a Perugia). Una mediazione che durante una conferenza stampa convocata martedì viene letta dal segretario della Cgil Mario Bravi come «un buonissimo accordo». Dieci i punti messi nero su bianco, una lista di impegni che non dà però la certezza di scampare al 100% i rischi.
Il protocollo In sintesi i sindacati portano a casa l’impegno che fino alla scadenza dell’attuale contratto di servizio, così come nel nuovo bando di gara con il quale nel 2014 verranno affidati i servizi, verrà messa la garanzia, già prevista da una legge umbra del 1998, in merito al rispetto della contrattazione nazionale e di quella aziendale. Oltre a ciò verranno inserite «opportune clausole a salvaguardia dei livelli occupazionali». Compatibilmente con i soldi, sempre meno, che il governo assegna alle Regioni attraverso il Fondo nazionale dei trasporti, i soci garantiscono inoltre «il mantenimento delle risorse attualmente assegnate al settore». Il punto 5 affronta il delicatissimo tema dei possibili esuberi che «attualmente – assicurano i sindacati – almeno per il personale viaggiante non esistono».
DAL PRIMO SETTEMBRE L’AUMENTO DEI BIGLIETTI
Eventuali esuberi Soci e azienda si impegnano ad assumere con una «preliminare contrattazione con i sindacati – è scritto nel protocollo – le più opportune decisioni in merito alla gestione da parte di quest’ultima dei livelli occupazionali». In caso i sindacati vogliono «interventi non traumatici» come blocco del turn-over, possibile «collocazione in quiescenza del personale» o ricollocazione in altre funzioni. Un punto sul quale «abbiamo mediato – sottolinea Gianluca Giorgi della Cisl – visto che quello che abbiamo chiesto non è stato recepito fino in fondo». I sindacati infatti avrebbero voluto l’inserimento, nella lettera di invito a Busitalia e Ratp Group (le due aziende interessate ad acquistare il 70% di UM Esercizio), della garanzia del rispetto della contrattazione di secondo livello, considerata però dai soci una specie di deterrente per chi acquista e, peraltro, non oggetto della lettera di invito.
Integrità aziendale Oltre al mantenimento dell’integrità delle attività dell’azienda, i soci promettono di fare «tutto il possibile» per tenersi almeno il 30% di UM Esercizio, compatibilmente però «con la tenuta economica della controllata Umbria tpl e mobilità spa». Insomma, anche qui nulla è certo. Come noto infatti nel bando è stata inserita la possibilità che UM possa obbligare l’acquirente a comprare entro un anno anche il restante 30%. I restanti punti riguardano la promessa che da qui alla vendita l’impegno finanziario dei soci non verrà meno e che verrà istituito un tavolo periodico con i sindacati per monitorare le fasi della vendita mentre un altro, a settembre, si occuperà del nuovo Piano dei trasporti e di quello di Bacino. I rappresentanti dei lavoratori poi martedì hanno rimarcato, quasi a scacciare la paura del fantasma privatizzazione, che i due gruppi interessati sono a capitale pubblico. Il che, fino al momento in cui si conosceranno i piani industriali, significa assai poco.
I commenti «Abbiamo ottenuto – commenta Bravi – modifiche e miglioramenti per lavoratori che sono tra i più produttivi a livello nazionale. Di certo però la nostra azione non si ferma qui: eserciteremo una pressione continua anche riguardo agli altri passaggi». «Quello di oggi – aggiunge Emili della Uil – è un atto fondamentale, abbiamo ottenuto una cornice soprattutto per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e dei servizi anche se i rischi non sono evitabili al 100%». «L’accordo raggiunto con i sindacati – dice poi in una nota l’assessore regionale ai Trasporti Silvano Rometti – è ancora più significativo se si considera il contesto di grande sofferenza dell’azienda e, più in generale, del trasporto pubblico locale in cui si cala. Negli ultimi anni, il settore è stato il più penalizzato nei trasferimenti statali, con la drastica riduzione del 20-30 per cento delle risorse. Per garantire un servizio di qualità e che risponda alle richieste dei cittadini, come abbiamo evidenziato nell’incontro con il ministro Lupi, è indispensabile integrare il Fondo nazionale dei trasporti con un miliardo e 400 mila euro».
