Un momento dell'incontro tra sindacati e azienda di venerdì scorso (foto F.Troccoli)
Un momento dell’incontro tra sindacati e azienda di venerdì scorso (foto F.Troccoli)
Un momento dell’incontro tra sindacati e azienda di venerdì scorso (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Entro giugno Umbria Mobilità deve trovare un partner. E’ questo uno dei punti fondamentali emersi nel corso di un incontro tra i soci andato in scena venerdì mattina nella sede dell’azienda unica regionale dei trasporti. Azienda che, stretta tra problemi strutturali come lo squilibrio tra costi e ricavi (8-9 milioni all’anno), 30 milioni di debiti verso i fornitori e una durissima crisi di liquidità che ne mette in discussione ogni mese il pagamento degli stipendi, deve trovare un socio forte entro cinque mesi e mezzo: addirittura in anticipo rispetto a quel 30 settembre 2013 fissato nel piano di rilancio degli advisor pubblicato da Umbria24 nei giorni scorsi. Un’operazione indicata come vitale dagli esperti nominati dai soci che, nel documento, spiegano chiaramente come il partner deve acquisire il 51% delle quote. Di fatto, la privatizzazione dell’azienda unica dopo appena tre anni di vita.

IL PIANO DI RILANCIO

Percentuali e partner E proprio delle percentuali si è discusso nell’incontro di venerdì: come impostare la gara di vendita? Di quante quote i soci si vorranno liberare? Il piano, come detto, indica nell’ingresso in maggioranza di un socio forte (che deve portare in dote almeno 25 milioni) l’opzione da mettere in campo. I partecipanti alla riunione osservano che il futuro sposo potrebbe anche non avere la maggioranza ma pare difficile pensare che un’azienda come Italbus di Trenitalia (da mesi la principale indiziata per l’ingresso in società), possa aprire il portafogli senza avere le leve del comando. Ad esplicita domanda nei mesi scorsi l’ad Mauro Moretti rispose con altrettanta esplicita chiarezza: «Noi – disse ospite dei frati di Assisi – prendiamo le cose se ce le fanno gestire indipendentemente ed in maniera imprenditoriale. Altrimenti i territori se le tengono». Nel futuro assetto societario magari, spiegano dall’azienda, gli attuali soci potrebbero rimanere, ovviamente con dei pacchetti azionari proporzionalmente ridotti.

Arrivare vivi a giugno Il problema però è arrivarci vivi a giugno. Nel corso del summit tra azienda e sindacati della scorsa settimana un alto dirigente con una frase ha reso bene lo stato dell’arte: «Occorre aprire a breve la bombola dell’ossigeno». I sindacati, in conferenza stampa, hanno fatto apparire lo spettro del default: «A giugno – hanno detto – rischiamo di non arrivarci vivi». E così, altro punto decisivo dell’incontro di venerdì, i soci si sono detti che occorre con «estrema rapidità» verificare la disponibilità di tutti gli enti locali proprietari di UM a sottoscrivere l’aumento di capitale da 25 milioni di euro votato in assemblea a settembre. Sottoscriverlo significa potersi presentare dalle banche con una lettera di patronage per convincerle ad aprire i cordoni concedendo il prestito ponte che rappresenta ossigeno puro. Ma senza sottoscrizione e senza lettera le porte degli istituti di credito rimarranno chiuse. Ad oggi, infatti, non un euro è stato concesso.

Cifre e timori Al tavolo dell’azienda però è serpeggiato il timore degli amministratori: come si fa in tempi di vacche così magre e con un occhio al Patto di stabilità a reperire i soldi per l’aumento di capitale? E poi c’è lo scoglio del voto nei consigli comunali e provinciali: l’aumento infatti va messo nero su bianco in una delibera e approvato. Il destino dell’azienda corre su un filo sottilissimo. Sul versante ricapitalizzazione la giunta comunale di Perugia si è già mossa: il dossier infatti è stato analizzato giovedì pomeriggio dall’esecutivo di palazzo dei Priori. Un documento è stato già vergato e verrà inviato alla commissione Bilancio per essere approvato. Pochi e chiari i punti: sì al piano di ristrutturazione e rilancio, sì all’aumento di capitale subordinato «al reperimento delle risorse finanziarie» nel 2013 e «al rispetto dei vincoli di bilancio», via alla lettera di patronage. Lo stesso identico percorso, in tempi brevissimi, dovranno fare tutti gli altri enti. Di tutto questo gli enti proprietari di UM discuteranno in un’assemblea straordinaria fissata per venerdì alle 15.

Sindacati scrivono al prefetto Enti ai quali i sindacati, unitariamente, tornano a sollecitare quell’incontro chiesto ormai da mesi. E stavolta prendono carta e penna e scrivono al prefetto affinché convochi «con urgenza» un tavolo con «tutte le parti interessate». Anche perché continuare a non rispondere «rischia di minare il clima di responsabilità e collaborazione fin ad ora garantito dai dipendenti». Tradotto, si rischiano lo stop dei servizi e «gravi tensioni sociali». Martedì invece in consiglio provinciale (la Provincia è il socio di maggioranza) le commissioni congiunte analizzeranno la situazione con presidente, assessore ai Trasporti e rappresentanti del cda. Sempre restando sul fronte politico, il capogruppo del Pdl in consiglio regionale Raffaele Nevi ha chiesto al presidente della Seconda commissione Chiacchieroni convocare un tavolo con azienda e sindacati: «Il consiglio regionale – dice Nevi – non può rimanere spettatore passivo».

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2 replies on “Umbria Mobilità, entro giugno il nuovo socio. Aumento di capitale, è corsa contro il tempo”

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