di Daniele Bovi
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Quella che sembrava un’ipotesi lontana, al momento non sul tavolo, diventa realtà: dalle casse di palazzo Donini, sede della giunta regionale, usciranno altri quattro milioni di euro a favore di Umbria mobilità. A deciderlo è stato l’esecutivo guidato da Catiuscia Marini nel corso della riunione di lunedì. Quattro milioni che fanno parte di quel maxi-prestito varato nei mesi scorsi proprio dalla Regione, quando si era capito che sia la ricapitalizzazione da parte dei soci che quella del prestito bancario, sarebbero rimaste solo belle idee su carta (senza filigrana). Così come deliberato dalla giunta e poi approvato dal consiglio regionale, il tetto massimo a cui la Regione può arrivare è venti milioni di euro: ad oggi i soldi inviati a pian di Massiano ammontano a 13 milioni di euro. Coi quattro di lunedì, si arriva a 17. In teoria quindi rimarrebbe un’ultima ‘fetta’ da tre milioni di euro.
Emendamenti Soldi che, come recita l’articolo 27 del Collegato al bilancio, la Regione dà come anticipazioni di cassa a UM e che l’azienda dovrà restituire entro la fine del 2013. Accanto ad ogni singola anticipazione palazzo Donini, per tutelarsi da un possibile mancato rimborso, sta accantonando pari cifre attingendole dal Fondo per il trasporto pubblico regionale. Nei giorni scorsi poi con un altro emendamento, stavolta alla legge finanziaria, la giunta Marini ha deciso di non pretendere i quattro milioni che Umbria mobilità avrebbe dovuto restituire ad ottobre. Insomma, due mosse che valgono otto milioni.
Arrivare a fine anno La decisione presa lunedì ha l’obiettivo di far arrivare alla fine dell’anno un’azienda in grado di mantenere tutti gli impegni, in primis quelli con i lavoratori. In base agli accordi con soci e azienda, ribaditi anche di fronte al prefetto di Perugia che ha deciso di giocare un ruolo di primo piano sulla vicenda (visti anche il furto delle chiavi di 70 bus e i timori legati all’ordine pubblico), martedì i 1.300 dipendenti dell’azienda attendono sui loro conti correnti l’accredito della prima tranche da 600 euro dello stipendio di settembre. Poi, tra il 28 e il 31, dovrebbe arrivare il resto. A quel punto sarà già tempo di pensare agli emolumenti di ottobre (che andranno pagati il 10 novembre).
La vendita Ma questi sono giorni decisivi non solo per quanto riguarda gli stipendi: entro il 25 infatti nella cassetta delle lettere di pian di Massiano sono attese le proposte di acquisto vincolanti da parte di Busitalia (gruppo Trenitalia) e dei francesi di Ratp, ovvero i due soggetti che si sono detti interessati a rilevare il 70% di Umbria mobilità esercizio, la srl frutto dello scorporo che si occuperà della gestione del servizio nella regione. E proprio sulla vendita, dopo le polemiche del weekend legate alla lettera a Trenitalia da parte del sottosegretario ai Trasporti, il pidiellino Rocco Girlanda, interviene il segretario regionale del Pd Lamberto Bottini: «Ritengo grave – scrive -, quanto mai inopportuno e assolutamente intempestivo il gesto del sottosegretario Girlanda». «Intervenendo in termini strumentali – continua -, Girlanda ha compiuto un atto grave, reso ancor più discutibile dalla posizione di alto profilo istituzionale da lui ricoperta, che richiederebbe, quantomeno, imparzialità e correttezza nella diffusione di dati e informazioni».
Ugl critica Secondo l’Ugl invece «non sarà un tiro al sottosegretario – scrivono Roberto Perfetti dell’Ugl Trasporti e il segretario Enzo Gaudiosi – a nascondere il fallimento di Regione e soci su Umbria Mobilità». «Alla Ugl – aggiungono – non risulta quanto dichiara la Regione Umbria e cioè di aver fatto più di quanto le competeva: onestamente a noi risulta il contrario. Potremmo dire che la Regione non ha fatto neanche il minimo sindacale. Non lo ha fatto quando non ha rispettato gli accordi sul mantenimento economico di una società che partiva già dichiaramente in perdita. Non lo ha fatto quando non ha controllato la voragine romana che era da tempo conosciuta e denunciata da tutti. Non ha fatto niente quando sono stati nominati, anche con il suo contributo, amministratori politici, ben pagati e dichiaratamente messi lì per ragioni di consenso elettorale».
