Neonati all'ospedale di Perugia (foto F.Troccoli)

di Chiara Fabrizi

Umbria maglia nera in Italia sia per la contrazione delle nascite complessive che per quelle dei primogeniti. A dirlo è l’Istat che ha messo in ordine i dati del 2021 per tornare a mettere in guardia il paese sui rischi collegati allo sbilancio demografico, evidenziando come la denatalità sia proseguita anche nel 2022, perché i dati provvisori nazionali del periodo tra gennaio e settembre segnalano un’ulteriore flessione delle nascite, quantificata in circa 6 mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso. Si va, dunque, verso un altro nuovo record negativo.

Denatalità, Umbria maglia nera La fase di calo della natalità avviatasi nel 2008 è diventata particolarmente acuta nel Centro Italia, dove la riduzione delle nascite negli ultimi 13 anni (2008-2021) è del 34,3 per cento e sale al 38,2 per cento per i primogeniti. Nell’Italia di mezzo, però, è l’Umbria a segnare la flessione più significativa, perché qui le corse in ospedale con le contrazioni della gestante si sono ridotte del 36,7 per cento, mentre il crollo diventa del 40,5 per cento se si considerano soltanto le nascite dei primi figli. La forte riduzione dei primogeniti è per l’Istat «un fenomeno che testimonia la difficoltà che hanno le coppie, soprattutto le più giovani, nel formare una nuova famiglia con figli».

Cause del crollo dei primogeniti Gli esperti, poi, evidenziano anche che si è di fronte a «una problematica diversa rispetto all’inizio del millennio, quando la criticità riguardava soprattutto il passaggio dal primo al secondo figlio». Tra le cause del calo, inoltre, viene indicata «la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà  nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo di bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale».

In media in Umbria 1,18 figli a donna Nelle tabelle pubblicate lunedì mattina, poi, si legge che in Umbria il numero medio di figli messo al mondo dalle donne residenti in Umbria è di 1,18 ed è inferiore alla media nazionale che raggiunge l’1,25. In particolare, si scende a 1,09 figli per donna se si considerano solo quelle di nazionalità italiana che vivono nella regione, mentre si sale a 1,72 se l’esame è limitato alle donne di nazionalità straniera. Il dato medio di 1,18 nascite per ogni donna residente in Umbria viene confrontato dall’Istat con quello del 1995 e risulta totalmente in linea, perché 27 anni fa le mamme umbre facevano nascere in media 1,19 figli a testa.

Aumenta l’età media: ora è 32,4 anni Aumenta, infine, l’età media del primo parto, che in Umbria sale a 32,4 anni, anche se c’è forte differenza tra le mamme italiane che mettono al mondo il primo figlio in media a 33,1 anni e quelle straniere che lo fanno prima del 30esimo anno, vale a dire a 29,5 per cento. Nel confronto dell’Istat col 1995 è, invece, evidente la scelta di attendere di più per la maternità: 27 anni fa, infatti, in Umbria si diventava mamma in media a 30,1 anni. Infine, l’Istat segnala che nel 2021 i nomi più utilizzati in Umbria per i neonati sono stati Leonardo e Sofia, che sono stati anche i più gettonati in Italia nel 2021.

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