di Daniele Bovi
Umbria grida non solo terra ma anche che la gestione del Mercato coperto di Perugia deve rimanere pubblica. Sono state oltre 150 le persone che venerdì pomeriggio hanno partecipato, al cinema Postmodernissimo, all’assemblea organizzata da ‘Umbria grida terra’ in cui si è parlato del futuro di una delle più importanti strutture cittadine e dove l’associazione ha lanciato una petizione per chiedere che la gestione della struttura rimanga pubblica. A prendere la parola i ragazzi di ‘Umbria grida terra’, rappresentanti di Slow Food, dell’associazione Paul Beathens e anche l’assessore allo Sviluppo economico Michele Fioroni, che ha dato un giudizio duro sul passato: «Fino ad oggi riguardo alla vicenda Mercato – ha detto – il pubblico ha fallito».
Luogo meticcio Dalle associazioni viene contestato con forza il progetto di ristrutturare, con soldi pubblici, il Mercato coperto e poi affidarlo attraverso un bando a un gestore unico. Il professor Paolo Bartoli ha parlato della necessità di un «luogo meticcio», dove ci siano cibo, ma anche musica e spazi per attività culturali (ad oggi non previsti) a favore di giovani e artisti: «L’obiettivo principale – ha detto – non deve essere quello di fare soldi». Slow food invece ha posto domande su cosa significhi, oggi, cibo di qualità: «Noi vorremmo un luogo dove ci si confronta tutti insieme, la città ne avrebbe bisogno».
IL PROGETTO PER IL NUOVO MERCATO
Modello Firenze Uno dei modelli ispiratori del progetto è quello del Mercato di San Lorenzo, a Firenze, i cui operatori sono stati sentiti da Fioroni per capire una possibile struttura dei costi: «Noi al proposito – dice vittoria della Paul Beathens – abbiamo delle obiezioni: quanto è attuabile il modello Firenze a Perugia? Non possiamo emulare il centro commerciale». Dubbi che ha anche Giovanni Cenci di ‘Umbria grida terra’: «Il gestore unico non va bene e servono spazi per attività culturali. Il nuovo Mercato coperto – dice – dovrebbe essere la vetrina per le eccellenze della nostra terra. Quello dovrà essere un luogo dove poter fare la spesa genuina di tutti i giorni». Insomma, il timore assume le sembianze di un supermercato d’élite, «dove la signora Pina non potrà fare la spesa tutti i giorni».
L’ESPERIENZA DI ‘UMBRIA GRIDA TERRA’
Whole Foods? Nei suoi interventi però Fioroni ha sgombrato subito il campo: «A me – ha detto – il modello Eataly non piace». Quello più vicino potrebbe essere l’americano Whole Foods, specializzato nei prodotti bio. «Io – ha aggiunto Fioroni – penso anche ai mercati che si possono vedere a Rotterdam, Stoccolma, Londra e non solo». Un punto centrale del bando sarà la quantità minima di prodotti locali. Presentando settimane fa il progetto la giunta aveva parlato di un 30 per cento, «ma non ci sarebbero problemi – ha detto sul punto Fioroni – ad alzare la percentuale fino al 40 o 50 per cento se il territorio ne avrà le capacità». «Perché non 80 o 90 per cento» hanno ribattuto i ragazzi di ‘Umbria grida terra’. Troppo secondo Fioroni: «Perché non deve essere un posto dove poter mangiare, che so, anche carne di mucche frisone piemontesi?».
Bando Sul bando l’assessore ha garantito «massima trasparenza» e linee guida precise, ha assicurato che non c’è già, come qualcuno può immaginare, un vincitore prestabilito e ha invitato anche il territorio a fare la sua parte: «Perché non vi potete associare, unire le forze e partecipare al bando insieme a chi opera in un territorio che riesce a fare sistema? Tra l’altro vedo punti in comune sorprendenti tra quello che dite e il nostro progetto: chi lo ha detto che un privato, guidato da logiche precise e un bando trasparente, non può dar vita ad un luogo meticcio?».
Twitter @DanieleBovi
