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mercoledì 8 febbraio - Aggiornato alle 04:40

Ospedali, è di nuovo emergenza in Umbria: chiudono tre Chirurgie. In rivolta sindaci e sindacati

Nursind chiede dimissioni di Coletto. Cgil, Cisl e Uil: «Subito dal Prefetto, la Regione non ci prenda in giro»

©Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli e Chiara Fabrizi

Un film già visto: chiusura di tre Chirurgie, spostamento di personale sanitario, riunioni precipitose per approntare provvedimenti. Se il personale sanitario è sempre quello e, quindi, lo si sposta a seconda dell’emergenza, si lasciano  scoperte aree mediche di fondamentale importanza. È accaduto in passato, sta riaccadendo ora. Lo denunciano i sindacati degli infermieri che chiedono le dimissioni dell’assessore alla Salute e lo denuncia l’opposizione regionale. Nelle ultime ore, la Regione, ha aumentato i posti letto a Città di Castello e a Foligno, dove saranno allestiti ulteriori 30 posti letto, che si sommano agli altrettanti già aperti la scorsa settimana. Ma anche in altri ospedali si assisterà al ripristino dei posti letto Covid: dove, in quale misura e a discapito di quali servizi non Covid, non è ancora chiaro. Il commissario per l’emergenza Massimo D’Angelo a Umbria24 si limita a dire che è stato «definito un piano per incrementare i posti letti di area medica, ma è attesa una delibera della giunta regionale e altro per ora non possiamo dire». La delibera, però, non è mai arrivata e dalla Regione non sono state fornite indicazioni puntuali sull’aumento dei posti letti, ossia in quali ospedali e per quante unità, oltreché con quale personale, si procederà a gestire i pazienti Covid.

IL BOLLETTINO: OLTRE 3 MILA CASI E ALTRI 10 RICOVERI

Caso Spoleto Intanto, però, il contraccolpo certo è il trasferimento di personale nei nuovi reparti Covid e la chiusura delle Chirurgie, sale operatorie e reparti ad Assisi, Umbertide, Castiglione del Lago e Pantalla. Intanto c’è chi denuncia l’imminente apertura di posti letto Covid a Spoleto, dove si alzano barricate dopo che quella comunità ha già pagato la conversione dell’intero nosocomio in Covid hospital, dall’ottobre 2020 al maggio 2021. In attesa della delibera della giunta regionale su Spoleto si parla di 30 posti letto Covid e l’indiscrezione risulta anche a Sergio Grifoni, candidato sindaco di Fratelli d’Italia, battuto al ballottaggio da Andrea Sisti. Sullo scenario è già intervenuto il consigliere regionale del M5s, Thomas De Luca, ringraziando Grifoni «per aver svelato l’ennesimo schiaffo in faccia ai cittadini da parte della giunta regionale». Sul caso nel tardo pomeriggio anche il sindaco Andrea Sisti: «Attualmente non c’è chiarezza sulla gestione dei posti letto Covid nell’ospedale di Spoleto, né tantomeno sul tracciamento. Di certo ci aspettiamo che qualsiasi determinazione venga preventivamente condivisa coi territori».

COLETTO: METÀ DEI RICOVERATI È SENZA VACCINO

Pantalla Oltre a Spoleto, poi, il nuovo piano potrebbe prevedere un’altra ventina di posti letto Covid anche a Pantalla, con spostamenti del personale e riduzione delle attività del Pronto soccorso. Ma anche su questi aspetti si attende l’ufficialità della cabina di regia regionale per l’emergenza. L’ospedale della Media Valle del Tevere è stato più volte al centro delle polemiche nel corso della pandemia per la riduzione dei servizi e, in attesa di novità, i sindaci del comprensorio prendono posizione esprimendo «ferma contrarietà all’ipotesi di una riconversione», che porterebbe alla «conseguente chiusura di servizi essenziali per la popolazione dei comuni del comprensorio. Tale ipotesi non è accettabile anche e soprattutto alla luce di quanto già vissuto fino alla primavera scorsa. I sindaci esprimono la loro totale contrarietà a questa eventualità manifestando l’intenzione di una mobilitazione qualora si attui nuovamente una scelta così penalizzante per il territorio».

COVID, PRELIEVI ANCHE NEI DEPURATORI DI TRE CITTÀ

Perugia A, Perugia, invece, ritorna l’ipotesi della riapertura dell’ospedale da campo. Manovre, queste, che, però, fanno i conti con il problema di sempre: la carenza di personale, poiché «le assunzioni promesse non sono mai arrivate», come ribadisce il sindacato Nursind che sottolinea come, invece, il personale sia falcidiato dai contagi e dalle quarantene dovute ai contatti con i positivi, con il risultato che gli operativi sono costretti «a turni massacranti».

Fermate le chirurgie di Assisi, Trasimeno e Umbertide «Al fine di sopperire alla mancanza di personale e avendo deciso di aggiungere 14 posti letto Covid all’ospedale di Città di Castello, 8 per degenze ordinarie e 6 semi intensive, la Regione arriva a chiudere le chirurgie di tre ospedali territoriali, penalizzando così oltre 200 mila cittadini che vivono nei comprensori di Assisi, Trasimeno e Umbertide», scrive la capogruppo del Partito democratico, Simona Meloni. «Di questo passo – aggiunge – non può essere esclusa la progressiva paralisi dei servizi erogati dal resto della rete ospedaliera territoriale. Procedere subito con assunzioni straordinarie a tempo determinato e con mobilità straordinarie che non arrivino a mettere a rischio i servizi essenziali come quelli chirurgici».

Misure nei pronto soccorso A Umbertide viene sospeso il servizio notturno del pronto soccorso dal 29 dicembre al 10 gennaio. Dalle 20 alle 8 resterà comunque attiva la postazione medicalizzata di 118 e la guardia medica. Mentre nei pronto soccorsodegli ospedali della Usl2, quindi a Foligno, Spoleto, Orvieto, Narni e Amelia, la direzione invita «i cittadini ad evitarne l’utilizzo per prestazioni che possono e devono essere garantite dal medico curante o dai servizi»

Nursind Il sindacato degli infermieri Nursid, infine, denuncia «il tracciamento di nuovi casi fallito con file vergognose nei drive through e nelle farmacie e personale preposto all’esecuzione tamponi lasciato in balia delle intemperie senza adeguate protezioni, aumento di ricoveri covid, senza aver precedentemente preparato alcuna strategia per aumentare posti letto, reparti chirurgici e sale operatorie chiuse» anche a Pantalla, oltre che a Castiglione del Lago, Assisi «con infermieri spostati come pacchi, dalla sera al mattino. Rsa nell’impossibilità di poter accogliere pazienti a causa della mancanza di zone grigie dove poterli fare sostare per 7 giorni. E’ la quinta ondata ma per la nostra amministrazione regionale della sanità è sempre come fosse la prima volta. Stessi errori, stessa mancanza di lucidità e visione». Richiamando alla conferenza di fine anno della presidente Tesei i sanitari aggiungono: «Non fanno altro che ripeterci che stanno assumendo personale sanitario ogni giorno…1500 unità avevano promesso più di un anno fa». Il sindacato la definisce «scellerata gestione di 2 anni di emergenza, ma soprattutto crediamo debba cambiare, con estrema sollecitudine, la guida dell’assessorato alla Salute».

Cgil, Cisl e Uil Anche i sindacati di Cgil, Cisl e Uil esprimono preoccupazione e chiedono la «convocazione urgente» dei prefetti di Perugia e Terni, parlando di «pesanti ripercussioni sia sul sistema sanitario regionale che su quello produttivo (molte realtà industriali rischiano lo stop a causa del dilagare dei contagi). Siamo di fronte ad una nuova ondata, sicuramente prevedibile, ma che ha colto del tutto impreparata la nostra regione» affermano i segretari Sgalla, Manzotti e Molinari. Denunciano «disorganizzazione totale» e la conseguente ripercussione sul «personale sanitario chiamato ancora una volta a uno sforzo straordinario per colmare le lacune delle mancate assunzioni». «Di fronte a questa situazione oggettivamente esplosiva e fuori controllo – osservano – siamo rimasti sconcertati per la convocazione che abbiamo ricevuto ieri, 28 dicembre, insieme ai sindacati dei pensionati, da parte del direttore regionale Salute e Welfare, Massimo Braganti, per un incontro tecnico sul piano sanitario regionale da tenersi il 31 dicembre, dalle ore 10.00 alle 11.30, rispetto al quale l’assessore regionale alla Sanità è inserito solo ‘per conoscenza’. Un incontro di un’ora e mezza – sottolineano i sindacati – che dovrebbe risolvere secondo la Regione il problema della partecipazione delle parti sociali. La consideriamo una provocazione e non intendiamo prendere parte a questa presa in giro».

Trasimeno sul piede di guerra A dire che «l’intera comunità del Trasimeno  si chiede se siamo la ruota di scorta e se si attinge e si chiude senza rispetto della collettività» è Paolo Brancaleoni consigliere comunale e portavoce del Comitato sanità al Trasimeno, secondo cui dopo la chiusura della Chirurgia e il trasferimento del personale a Castello, l’ospedale di Castiglione del Lago è una sorta di Rsa. Domani sera (30 dicembre, ndr) in consiglio comunale in relazione a una mia mozione richiederemo, come già fatto a inizio luglio, un consiglio comunale aperto con l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto e la presidente di Regione per avere certezze su questo territorio».

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