La regione dell’Umbria ha presentato il rapporto sulla sensibilità degli umbri rispetto ai temi ambientali. Il questionario è stato distribuito avvalendosi della collaborazione dei Centri di educazione ambientale (Cea) e del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari ed ambientali dell’università degli studi di Perugia, sia nelle sedi dei “Cea”, sia nelle scuole (il 4% dei questionari totali, per lo più ad opera del corpo forestale dello Stato) sia (oltre il 40 per cento dei questionari) in esercizi commerciali, luoghi di ritrovo e sagre. La compilazione era possibile anche on line sul portale della Regione, ma questa modalità è stata scelta solo dal 2 per cento. In tutto sono stati compilati quasi 6mila questionari, dei quali utili il 95 per cento (5692) coprendo una fascia di popolazione molto ampia, dagli 11 ai 94 anni. Il 67 per cento dei questionari è stato compilato con l’assistenza di un operatore.
Il questionario Quattro le sezioni del questionario: la prima sulla conoscenza della campagna europea: «Il mondo che ti piace. Con il clima che ti piace»m la seconda «Lo sai che …» con quattro domande per capire, attraverso esempi tratti dalla vita quotidiana, il livello di conoscenza circa alcune tematiche ambientali o strettamente collegate (risparmio energetico ed idrico, dei rifiuti e del cambiamento climatico – qualità dell’aria), la terza «Che cosa fai tu per …» con una serie di domande volte a testare, sempre attraverso esempi presi dalla vita di ogni giorno, i reali comportamenti dei cittadini umbri sui temi del risparmio idrico ed energetico, dei rifiuti, del cambiamento climatico e della qualità dell’aria. Nella quarta sezione «Quale pensi che sia il principale problema della nostra regione?» sono state raccolte le opinioni sulla principale problematica ambientale percepita.
Conoscenze ambientali A rispondere, ha spiegato Ranieri che ha illustrato i risultati più significativi, per circa la metà (47,3%) sono stati umbri tra 31 e 50 anni e con un grado di istruzione medio alta. L’intero campione ha un elevato grado di scolarizzazione (76% licenza scuola media superiore o laurea). In Umbria, sembra non aver prodotto effetto la campagna europea di sensibilizzazione sui cambiamenti climatici, che ha ottenuto il 99 per cento di risposte negative, a conferma – ha rilevato la coordinatrice regionale – della limitata penetrazione della comunicazione effettuata solo con il mezzo telematico. Le risposte della sezione “Conoscenze” indicano che complessivamente, sono acquisite conoscenze ambientali ‘di base’, un po’ meno per quanto riguarda lo spreco alimentare mentre ci sono picchi fino al 90% per quanto riguarda la raccolta differenziata.
I dati I residenti nella provincia di Terni si “posizionano” meglio di quelli di Perugia, anche per quanto riguarda le risposte della sezione “Comportamenti”. In questa sezione, le risposte sono più diversificate: vengono adottati comportamenti sostenibili nei casi di maggiore “facilità” (uso della lavatrice a pieno carico, della ‘borsa della spesa’, di una temperatura controllata per il riscaldamento), mentre si abbassa la percentuale nel caso di comportamenti che richiedano maggiore ‘impegno’. Solo per le domande legate al tema della riduzione di rifiuti alla fonte, si hanno risposte con una percentuale non soddisfacente. «L’insieme dei comportamenti dichiarati, per quanto ancora molto migliorabili, denotano comunque un certo grado di sensibilizzazione», recita la nota della Regione. Per il 4 per cento degli umbri che hanno risposto al questionario, non ci sono problemi ambientali, la problematica individuata come principale a livello regionale è la questione della qualità dell’aria (26 per cento, in particolare tra i residenti nella provincia di Terni), seguita dal consumo di suolo (soprattutto fra quanti hanno un titolo di studio più elevato) e dall’inquinamento di fiumi e laghi «nonostante – ha rilevato la coordinatrice Ranieri – la qualità delle acque superficiali sia complessivamente buona e si sta raggiungendo l’obiettivo comunitario fissato al 31 dicembre 2015». La problematica che desta minori preoccupazioni è quella dei rifiuti, che a livello regionale viene indicata come prioritaria da appena il 5% di quanti hanno risposto.
Comportamenti Chi adotta buoni comportamenti ambientali nell’ambito del cambiamento climatico è anche sensibilmente più preoccupato, rispetto a chi non adotta tali comportamenti, sulla questione del traffico e della qualità dell’aria. Non sempre c’è corrispondenza, è un altro degli elementi emersi, tra conoscenze e comportamento: il risparmio idrico, ad esempio, è poco sentito come indispensabile, così come c’è scarsa propensione alla riduzione dell’uso dell’auto. Per il settore rifiuti, con un basso livello di percezione quale problematica, ben il 90 per cento mostra conoscenze corrette, facendo ritenere fruttuoso l’approccio più vicino ai cittadini delle campagne regionali di comunicazione. «Questa indagine, che va contestualizzata nel periodo di crisi economica e ambientale attuale – ha detto Ranieri – offre preziose indicazioni su come esplicare l’azione pubblica per costruire un ponte solido fra informazione, consapevolezza e comportamenti in campo ambientale». Al convegno sono intervenuti Francesco Pennacchi, del Dipartimento di Scienze agrarie, ambientali, alimentari dell’università di Perugia, Sandro Posati e Maria Ruggiero che hanno illustrato le azioni della Regione in materia di educazione ambientale e di campagne di comunicazione.
