Un autobus di UM (foto Fabrizi)

«Umbria Mobilità ha tutte le condizioni per salvarsi da sola. In ogni caso prima bisogna risanarla e poi eventualmente pensare a venderla, senza svendere e senza falsare la concorrenza, che è l’unico motivo per cui è accettabile la cessione di quote da parte dei soci pubblici umbri». A dirlo è il consigliere regionale dell’Idv Paolo Brutti in una conferenza stampa tenuta venerdì sulla vicenda riguardante l’azienda regionale del trasporto pubblico.

Situazione non drammatica Secondo il consigliere la situazione dell’azienda unica dei trasporti «è meno drammatica di come viene descritta, al punto da chiedersi a chi giova la drammatizzazione. Con lo sblocco dei crediti su Roma, anche dilazionato nel tempo, con una ristrutturazione leggera della rete, Umbria mobilità tornerebbe in equilibrio. Infatti, con una riduzione delle parti marginali della rete contenuta entro il 10 per cento si avrebbero entrate pari a 5,5 milioni di euro, mentre un adeguamento del 10 per cento dei corrispettivi chilometrici che i soci versano all’azienda apporterebbe altri 5,5 milioni di euro, sufficienti a far ritornare l’equilibrio economico».

Roma ha generato entrate pulite Da Brutti non arrivano poi sentenze di condanna per la scelta di operare su Roma, nonostante il blocco delle entrate verificatosi: «In questi dieci anni, prima come Apm poi come UM, si sono generati 26 milioni di entrate pulite nelle casse delle aziende umbre dalle quali, detratte le perdite del sistema Umbria che nello stesso periodo sono state di circa 13 milioni di euro, sono stati ottenuti 12 milioni di euro di utili che, per un’azienda di trasporto, son un fatto più unico che raro. I servizi eserciti direttamente da Umbria mobilità su Roma per 5 milioni di chilometri, costano 0,9 milioni al mese per la loro produzione e ricavano 1 milione al mese, con un guadagno di 1,2 milioni l’anno».

Intervenire prima «Poiché non sono stati versati i corrispettivi da parte del Comune di Roma – continua Brutti – il ritardo della sospensione del servizio da settembre, mese in cui fu constatata l’inadempienza del Comune di Roma, ad aprile ha generato un aggravio del fabbisogno finanziario di circa 6 milioni di euro. Bisognava intervenire prima. In ogni caso, nel 2013 entreranno risorse derivanti dai crediti vantati su Roma per 20 milioni che potranno consentire a Umbria mobilità il pareggio di bilancio. Addirittura, il rientro in rate cadenzate dal Comune di Roma per chiudere la partita entro il 2014 saranno tutte entrate fresche».

Situazione risolvibile Umbria Mobilità dunque non è sul ciglio di un burrone ma ad una situazione che, secondo Brutti, è risolvibile. Nonostante ciò, si fa strada l’ipotesi di vendere a privati. Un’ipotesi che non vede Brutti contrario ma sulla quale va fatta chiarezza: «Non ho niente contro l’ingresso di un socio, pubblico o privato che sia. Se si vuol vendere un asset, però, non lo si svaluta con incauti pronunciamenti e non si sbandiera che si tratta di un’impresa decotta al collasso. Prima si risana, si riequilibra, poi, se necessario e utile, si vende. Non si vende perché non si può risanare in altro modo».

Aumento biglietti non conveniente Brutti ha spiegato anche perché non ritiene conveniente per l’azienda, e quindi non soltanto per il cittadino, un aumento del prezzo dei biglietti: «Il biglietto di Perugia – osserva – costa 1,5 euro, ma quei 50 centesimi in più non vanno ad Umbria Mobilità ma al Comune di Perugia. Se si aumentasse il biglietto del 20 per cento, lasciando fermo quello di Perugia, il maggior gettito sarebbe di poco più di 2 milioni di euro, perché il traffico su Perugia vale da solo la metà del totale in Umbria. Inoltre, a Perugia l’aumento del biglietto ha provocato una contrazione delle vendite del 15 per cento, il che vuol dire che l’incasso reale potrebbe essere addirittura di soli 500 mila euro o poco più. La spesa non vale l’aggravio pesante dei costi per i cittadini».

M5S e Lega La situazione di Umbria Mobilità è approdata poi anche in parlamento grazie ad un’interrogazione del senatore spoletino del Movimento 5 Stelle Stefano Lucidi. Interrogazione con cui si chiede di «fare chiarezza sul mancato rinnovo del contratto da parte della Regione, sulla cessione della maggioranza del pacchetto azionario in atto e sui piani di risanamento». Secondo il consigliere regionale della Lega Nord Gianluca Cirignoni invece «l’operazione romana ha di fatto dissestato le casse della società umbra». Cirignoni delinea quindi una possibile via d’uscita che consiste in una «riduzione drastica del numero dei dirigenti e dei loro emolumenti; uscita dalla ‘palude romana’ creatasi con Roma Tpl abbandonando a se stessa questa ‘collegata canaglia’; ritiro delle fidejussioni. Occorre poi mantenere il carattere pubblico di Umbria Mobilità, concentrando il suo operato in quel che deve essere il suo ambito operativo e cioè il trasporto pubblico locale umbro».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.