di G.O.
Don Vasyl Hushuvatyy, il cappellano della comunità cattolica ucraina di rito bizantino, dice di «non avere più parole per i suoi fedeli, parlo con grande sforzo, sono cinque giorni che non dormo e sono tre giorni che non sento mio padre che combatte a Kiev».
Il rapporto con i russi «Questo è un genocidio – continua il prete – nel 1933 la gente in Ucraina moriva di fame per il comunismo sovietico, immaginate quanti migliaia di morti ci sono stati, ora non muoiono di fame però». Il cappellano non ha speranze se non la fede, alla domanda su come veda le reazioni del popolo russo spiega che «hanno troppa paura, quello (Putin, ndr) in cinque minuti li fa fuori». Don Vasyl spiega che ci sono molti russi a Perugia che sono venuti a manifestare per la pace e che rendono visita alla comunità ucraina per aiutarla, «ma non vogliono far sapere chi sono, perché hanno parenti in Russia, se lì sapessero ciò che fanno qui, i loro familiari potrebbero essere uccisi».
Il supporto dall’Italia Don Vasyl racconta anche di essere molto toccato dall’aiuto e dalla vicinanza che i perugini e gli italiani in generale hanno dimostrato agli ucraini nel Paese. Grazie al supporto della Caritas di Perugia sono riusciti a raccogliere un’ingente quantità di donazioni, tra generi alimentari, indumenti e materiale medico, che mercoledì 2 marzo partiranno verso Kiev. Come spiega il cappellano, gli scatoloni con i beni raccolti arriveranno fino in Polonia in pullman, da lì dovranno essere trasportati in Ucraina via treno, «i pullman non possono entrare nel confine, se li vedono gli sparano». Il prete e i suoi connazionali si stringono nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, in via Caprera a Perugia, dove, alla fine della messa, intonano l’inno ucraino. Qui, sempre mercoledì, si terrà una funzione religiosa, sia in italiano che in ucraino, con la presenza del cardinale Gualtiero Bassetti e del sindaco di Perugia Andrea Romizi, «pregheremo insieme», spiega Vasyl.
L’arrivo dei profughi Il 2 marzo la Caritas inizierà anche a censire le famiglie che vorranno accogliere i profughi che al momento sono in viaggio verso l’Umbria, molte si sono già fatte avanti. Anche don Vasyl non sa confermare quanti profughi arriveranno, ma dice di «tenersi pronti», perché saranno moltissimi. «Ieri è arrivata qui una madre con un bambino di sette mesi – continua il prete – ha aspettato due notti e due giorni alla frontiera, con -3 gradi, sono così in centinaia». Come testimonia una delle fedeli presenti alla messa, anche sua figlia è in viaggio verso l’Umbria, dentro ad un pullman guidato da un autista che, prima della guerra, era solito percorrere la tratta Italia-Ucraina. Le file alla frontiera arrivano anche a 60 chilometri di lunghezza, lungo i quali donne e bambini cercano di varcare il confine in macchina o a piedi. Sono molti gli ucraini che aspettano che i loro parenti arrivino qui in Umbria, un’altra donna racconta che sua figlia, incinta e con un bambino di due anni, deve arrivare a Perugia da Mykolaïv. Il genero, invece, si trova al momento in Donbass, dove sta combattendo tra l’esercito.
L’Umbria per la pace Nella giornata di mercoledì 2 marzo 2022 a Perugia in Piazza della Repubblica alle 12 si terrà un incontro in merito al digiuno per la pace indetto da Papa Francesco. Ad Assisi è prevista invece una fiaccolata in Piazza San Francesco alle 19. I cittadini e le istituzioni dell’Umbria sono invitati a partecipare.
